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Come disabilitare il correttore automatico sui campi di ricerca

Non ci vuole molto, e non è neppure una cosa nuova: basta aggiungere un paio di attributi all’HTML (autocorrect="off" autocapitalize="off" spellcheck="false"). Facebook (ad esempio) non lo fa per il suo box di ricerca principale; ogni volta che digito un nome leggermente esotico mi viene corretto prima che riesca premere invio. È sorprendentemente diffusa come cosa, ed è fonte continua di frustrazioni.

Dici — e per quei casi in cui il correttore automatico serve, invece? Fate come Google: correggete la parola o la frase nella pagina dei risultati, non prima.

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Alcuni consigli su come gestire il ‘notch’

Max Rudberg propone diversi accorgimenti per gestirlo al meglio, e farsene una ragione. Perché, del resto, Apple non vuole che lo si nasconda:

Apple writes in the HIG: “Don’t attempt to hide the device’s rounded corners, sensor housing, or indicator for accessing the Home screen by placing black bars at the top and bottom of the screen.

In the Designing for iPhone X video, posted by Apple after the X’s announcement, Mike Stern says: “Your app or game should always fill the display that it runs on. Placing black bars at the top or bottom of the screen makes your app feel small, cramped, and inconsistent with other apps on iPhone X”.

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Le manopolazioni di Booking.com

Roman Cheplyaka le elenca in un articolo — dal ‘qualcuno ha appena prenotato questa stanza’ alla super offerta, Booking manipola i visitatori generando un senso d’urgenza che spesso non esiste.

Interessante come esempio e lunga lista di cose da non fare se volete essere rispettati dai vostri utenti.

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È ora di smettere di fare ‘pagine’ web

Chris Coyer ha raccolto alcune opinioni sulla direzione che sta prendendo il web, per chi il web lo fa. Ideare, strutturare e sviluppare un sito web per ‘pagine’ è per esempio un modus operandi che abbiamo ereditato dal lavorare su carta — riviste, giornali, etc.

La fluidità del web, la necessità di funzionare su device e schermi completamente diversi, ci sta obbligando a lavorare con pattern. Il layout finale di una pagina web serve a farsi un’idea e a mostrare al cliente come verrà il sito, ma non dovrebbe essere il prodotto finale del lavoro:

Style guides. Design systems. Pattern libraries. These things are becoming a standard part of the process for web projects. They will probably become the main deliverable. A system can build whatever is needed. The concept of “pages” is going away. Components are pieced together to build what users see. That piecing together can be done by UX folks, interaction designers, even marketing.

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Un web globale

Provate a visitare il sito di Ryanair con javascript disabilitato e, sorpresa — non solo non funzionerà nulla, ma nemmeno apparirà nulla. La ragione è che il sito di Ryanair è stato rifatto, due anni fa circa, completamente in Angular ignorando buone pratiche come il progressive enhancement: javascript, invece di migliorare le funzionalità del sito, è essenziale affinché funzioni. La stessa cosa succede a molte web app, e per certe né è facilmente evitabile e nemmeno è un problema — il discorso è a mio parere diverso per dei siti web come quello i Ryanair che probabilmente, facilmente, vengono utilizzati in viaggio, con connessioni limitate e poco affidabili, di fretta, e che contengono informazioni alle quali l’utente deve accedere.

Nell’ambiente in cui lavoro, sembra quasi che di recente la convenienza, rapidità e facilità di sviluppo per lo sviluppatore siano diventate più importanti dell’usabilità finale del prodotto per l’utente. Si scelgono così tecnologie, librerie, framework e scorciatoie che facilitano la vita allo sviluppatore, ma finiscono anche con l’appesantire il prodotto finale per tutti gli utenti.

L’articolo di Smashing Magazine, World Wide Web, Not Wealthy Western Web, ci ricorda — assieme a varie buone pratiche da adottare — che il web è globale: ad utilizzarlo non siamo solamente noi con iPhone di ultima generazione, Mac recenti e connessioni illimitate e veloci, con Chrome e supporto alle ultime tecnologie. Quando prendiamo decisioni come quella presa da Ryanair tagliamo fuori un enorme pezzo del mercato — che, probabilmente, se ne avesse l’opportunità, utilizzerebbe a sua volta il nostro prodotto:

Across the world, regardless of disposable income, regardless of hardware or network speed, people want to consume the same kinds of goods and services. And if your websites are made for the whole world, not just the wealthy Western world, then the next 4 billion people might consume the stuff that your organization makes.

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I bottoni per la condivisione non servono a nulla (su mobile)

Big Medium:

Only 2 out of every 1000 mobile web users ever tap a custom share button—like even once—according to a Moovweb study. We found similarly tiny numbers during our research designing Philly.com and verticals for About.com. That means people are over 11 times more likely to tap a mobile advertisement than a mobile share button for Facebook, Twitter, Pinterest, etc.

A meno che non abbiano raggiunto la pagina tramite un social network: in quel caso sono venti volte più propensi a farne uso.

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Il web si può anche stampare!

Ho rinunciato alle stampanti anni fa, perché non ne esiste una che, come si direbbe da certe parti, just works. Però, c’é chi ancora non ha desistito e ne fa uso; queste persone, a volte, stampano anche cose da internet.

UX Design ha raccolto alcuni suggerimenti e accorgimenti da mettere dentro @media print, per rendere i nostri siti stampabili.

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Sulle icone

Le icone senza testo sono incomprensibili, ma il testo senza un’icona risulta noioso. Il suggerimento di iA è di utilizzarli entrambi nelle interfacce, ricordandosi che un’icona ha più una funziona “emotiva” che esplicativa:

Humans are both rational and emotional beings: “Your brain does not process information, retrieve knowledge or store memories. In short: your brain is not a computer.” If anything on the subject of icon usability has been proven again and again it is: “Icon plus label works better than icon or label alone.” […]

Do not look for reasons to use an icon because your design feels empty or cold or doesn’t work as well as you expected. Icons do not fix a structurally broken design. Add icons at the very end of the design process, do not play with icons while working on your wireframes. Pictures can stand for 1,000 different words; strong information architecture finds the right notions and puts them in the right context. Get your rationale straight before appealing to emotion.

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iOS è meno usabile di un tempo?

Don Norman e Bruce Tognazzini, due persone abbastanza importanti nel campo dell’usabilità, il primo ad Apple fino al 1996, il secondo ad Apple durante i primi anni, hanno scritto un articolo molto critico nei confronti di Apple concentrandosi, soprattutto, su iOS:

Today’s Apple has eliminated the emphasis on making products understandable and usable, and instead has imposed a Bauhaus minimalist design ethic on its products.

Unfortunately, visually simple appearance does not result in ease of use, as the vast literature in academic journals on human-computer interaction and human factors demonstrates.

Apple products deliberately hide complexity by obscuring or even removing important controls. As we often like to point out, the ultimate in simplicity is a one-button controller: very simple, but because it has only a single button, its power is very limited unless the system has modes.

Condivido parti del pezzo, non tutto — ma è comunque una lettura interessante. Scrivendo di Apple spesso viene menzionato uno dei dieci principi per un buon design di Dieter Rams: “Good design is as little design as possible”. Ma, appunto, questo è solamente il decimo. Ci sono anche gli altri nove da ricordare:

  1. Innovative
  2. Makes a product useful
  3. Aesthetic
  4. Makes a product understandable
  5. Unobtrusive
  6. Honest
  7. Long-lasting
  8. Thorough down to the last detail
  9. Environmentally friendly
  10. As little design as possible

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Parcheggiare le tab

Il Nielsen Norman Group descrive una pratica che ha riscontrato essere in uso soprattutto fra i millennials (che brutta parola), nel modo di navigare su internet: l’apertura in successione di un numero elevato di tab, durante una ricerca o in preparazione di un acquisto, che vengono parcheggiate nel browser per venire visitate con maggiore attenzione in seguito. Quindi elementi simili  — come i risultati più interessanti trovati a seguito di una ricerca — raccolti in una finestra del browser, organizzati per tab.

Ho letto l’articolo con interesse, perché sembra descriva il mio modo di navigare su internet. Che si tratti di un acquisto su Amazon, della scrittura di un articolo, di una semplice ricerca su dove passare la serata o cosa cucinare, apro una finestra del browser e in poco tempo mi ritrovo con una decina di tab aperte che in seguito — finita la fase di ricerca — visito una per una, con più calma, per valutarne la validità.

La navigazione viene così divisa in due fasi: una di ricerca, in cui l’utente scandaglia una lista di risultati — decidendo quali aprire in una tab e quali ignorare — e una di digestione dell’informazione, in cui l’utente visita e valuta ciascuna delle tab raccolte.

Questa pratica ha dei vantaggi — per esempio quello di non dovere aspettare che le pagine si carichino (tanto verranno visitate più tardi) ma, soprattutto, di potersi concentrare sulla ricerca e poi lettura dei risultati, invece che cambiare continuamente tipologia di attività.

I consigli del Nielsen Norman Group per venire incontro agli utenti? Eccoli:

  • Permettere l’apertura dei link in una tab. I siti che non lo fanno, sono maligni.
  • Avere una buona favicon e un buon titolo, affinché si capisca dalla tab di cosa si tratta.
  • Aiutare il visitatore a capire dove si trova in relazione al resto del sito, con breadcrumbs.

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Sei anni dopo, e 45 “continua” dopo

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Sei anni dopo, e 45 “continua” dopo

Appena acceso un nuovo iPhone, ci sono un paio di cosette da impostare e decisioni da prendere. Ai tempi dell’iPhone 3GS, sei anni fa, le schermate di onboarding erano sei: una volta completati questi sei passaggi l’utente era pronto ad utilizzare l’iPhone.

Oggi, come fa notare questa immagine di Luke Wroblewski, i passaggi prima di poter usare il dispositivo sono diventati 45.

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Perché l’esperienza d’uso di iOS 8 è inferiore a quella di iOS 7

L’esperienza d’uso di iOS 8 è peggiore rispetto a quella iOS 7, secondo Dmitry Kovalenko (Lead Designer di Readdle), e questo perché è cambiata la dimensione del dispositivo — iPhone 6 e iPhone 6 Plus sono notevolmente più grandi dell’iPhone originale — mentre l’interfaccia non è stata ripensata in modo da accomodare questo cambiamento.

Il cambiamento nelle dimensioni del device porta, inevitabilmente, a un cambiamento nel modo in cui lo teniamo in mano, e di conseguenza usiamo. I modelli di comportamento instaurati con le precedenti versioni di iOS non funzionano più dall’iPhone 5 in poi.

Secondo una ricerca di Steve Hoober, l’85% degli utenti usa lo smartphone con una mano sola:

Questo significa che, nella maggior parte dei casi, iOS 8 non è comodo, né ideale, da usare. Per provare il suo punto, Dmitry mostra come le aree dell’interfaccia con i bottoni più importanti di un’applicazione (il menù in alto, ad esempio, con le opzioni più comuni, come Salva, Chiudi, Conferma, Indietro, etc.) rientrino nell’area dello schermo difficile da raggiungere. L’utente, come conseguenza, si ritrova di continuo a riposizionare il device in mano — un device fra l’altro molto scivoloso.

Alcuni sviluppatori hanno risolto spostando gli elementi importanti in basso (una soluzione, secondo Dmitry, oltre menù di navigazioni alternativi rispetto a quello suggerito da Apple, potrebbe arrivare con Force Touch), ma resta che il pattern promosso da Apple (in Mail, ad esempio) e legato a precedenti versioni di iOS e iterazioni dell’iPhone non è più adatto (o se non altro ideale), viste le dimensioni dello schermo.

Più l’iPhone diventa grande, più quei bottoni diventano arduii da pigiare con il dito: purtroppo, come mostra l’immagine, il tipico menù di navigazione dopo iPhone 5 è posizionato nell’area rossa (l’esempio che segue, di Scott Hurff, è con Mailbox).

Apple, sottolinea Dmitry, non ha adattato l’interfaccia ai nuovi schermi (più grandi), ma ha applicato due pezze (una okay, l’altra scomoda):

  • swipe verso destra dal bordo sinistro, per tornare indietro (in mail, ad esempio)
  • doppio tap sull’Home Button per abbassare l’intera UI in modo da rendere quei bottoni più raggiungibili

La seconda, che dimostra come Apple sia consapevole del problema, è bizzarra e non tanto rapida da usare (a quel punto mi sposto in su con l’intera mano). È una pezza: invece di ripensare e adattare l’UI ci hanno dato un modo per abbassare quella vecchia, inadatta e scomoda nell’85% dei casi d’uso.

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