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Storia personale di Twitter

Mike Monteiro racconta la sua relazione con Twitter — un posto inizialmente dove stringere amicizie e incontrare sconosciuti, diventato poi sempre più difficile da gestire e ostile verso i propri utenti:

At some point in 2006, or possibly late 2005, Noah Glass walked into our office all excited about something. That in itself isn’t news because Noah was always excited about something. Dude had an energy. Noah worked across the hall from us on the sixth floor of a old broke-ass building in South Park. He came over all the time. He was friendly like that. Here’s why we’re talking about this particular visit: Noah was excited to tell us about a new thing he was working on. “You can use it to send group SMS.”

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Twitter non sta facendo abbastanza contro gli abusi

Aleen Mean:

Time and time again, we’ve been told that the company is working on making things better for targets of harassment. What we see, however, are half-baked enhancements designed to make the service more appealing to advertisers and attempts at enticing new users. Many people have suggested changes they could implement to curb abuse. For example, Randi Lee Harper’s list of suggestions from earlier this year is still on-point.

Randi Lee Harper ha stilato una buona lista delle cose che Twitter potrebbe fare. Alcune sono molto semplici e ovvie:

  • Al momento se si blocca un utente su Twitter ma un amico lo retwitta, il retweet appare comunque nella timeline. Non dovrebbe.
  • Permettere di rendere visibili i propri tweet solo agli iscritti a Twitter. Se si blocca un utente, al momento questo può semplicemente visitare il nostro profilo in modalità privata per leggere la timeline.

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Invece di posizionarsi come social network, Twitter dovrebbe puntare di più sull’API

Dave Winer:

S3 set the pattern for all the subsequent AWS services. And they’re delivered so many, filling almost all the niches you could imagine, sometimes with multiple products. But the one niche they have never attempted to fill is what Twitter does. Real-time Internet-scale notification with an easy to understand user interface. Turns out this is one of the big things that was missing from the Internet itself. […]

Because there is no web service that does what Twitter does, yet — it’s not too late for Twitter to open up another business model. I think it would totally kick ass. We need it. And I think they’d quickly forget that Twitter was ever going to be, exclusively, an advertising-based system.

Nel momento in cui Twitter ha ristretto le API è diventato meno interessante e promettente. C’è ancora tempo per invertire la rotta, invece di ridursi nell’ennesimo social network e alternativa a Facebook.

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Come prepararsi all’inevitabile timeline editoriale

Mantellini:

Quando una piattaforma di rete, una di quelle che utilizziamo quotidianamente come Facebook, Google o Twitter, ci propone (o ci impone) un algoritmo che seleziona per noi dentro il suo grande cervello, tenta di entrare, più o meno gentilmente, dentro il nostro percorso decisionale. Ottimizza. Ci racconta che quella magia è per noi ma evidentemente non sempre è così. Semplicemente quell’algoritmo, come moltissimi di quelli che è possibile incrociare in rete, perturba le nostre scelte, sostituisce criteri decisionali suoi ai nostri. Ottimizza.

La bacheca cronologica è faticosa ma riserva molte soddisfazioni.

La timeline non cronologica è, per come la vedo io, inevitabile: mentre a me e altri utenti geek di Twitter può piacere così com’è ora, uno dei problemi di Twitter è sempre stato quello di essere faticoso da approcciare: dà molto, ma solo a patto di dedicargli molto tempo e sforzi (e anche noi, comunque, ci aiutiamo con Nuzzel e altri programmi che di fatto — tramite algoritmi — decidono cosa è interessante e cosa meno). Il problema, se mai, ci sarà se questa verrà imposta e diventerà l’unica opzione possibile.

A tal proposito, alcuni giorni fa leggevo la specifica, in discussione al W3C, del formato micropub che dovrebbe favorire la creazione di timeline cronologiche non-centralizzate:

Micropub is an open API standard that is used to create posts on one’s own domain using third-party clients. Web apps and native apps (e.g. iPhone, Android) can use Micropub to post short notes, photos, events or other posts to your own site.

Per funzionare farebbe affidamento a POSSE, un modello di pubblicazione promosso (come il formato micropub) dall’IndieWebCampPublish (on your) Own Site, Syndicate Elsewhere. Ovvero pubblichi il micropost sul microblog ospitato sul tuo dominio e varie integrazioni lo distribuiscono sulle piattaforme esistenti. In altre parole, il sito personale sta al centro delle piattaforme sociali, di distribuzione.

Micropub è un’API per Twitter sul proprio dominio. Twitter ha avuto per anni un monopolio sulla timeline, ma ora che vuole essere più come Facebook e meno quello che è vale la pena esplorare strade alternative.

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Twitter è troppo difficile da usare?

Walt Mossberg:

Twitter has become what I call “secret-handshake software” — something that’s so complicated that, as in a secret society, only insiders know the rituals that unlock its power.

Nell’impresa (inutile) di battere Facebook, Twitter si è autodistrutto. L’immediatezza e semplicità di un tweet è stata negli anni rovinata da varie features e tentativi introdotti solo per somigliare a Facebook — rendendosi così sempre più irrilevante: se voglio Facebook, uso Facebook, non la copia mal riuscita che Twitter propone.

L’unica cosa che gli è riuscita molto bene è alienare l’utenza iniziale, che apprezzava Twitter per quello che era — Twitter dovrebbe rassegnarsi che il servizio che offre soddisfa milioni di persone, invece che ambire ad averne lo stesso numero di utenti di Facebook. L’ibrido che sta nascendo non serve a nessuno.

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Come sono cambiate le regole di Twitter negli anni

All’inizio, le Regole di Twitter, consistevano di solo 568 parole, e cominciavano così:

Our goal is to provide a service that allows you to discover and receive content from sources that interest you as well as to share your content with others. We respect the ownership of the content that users share and each user is responsible for the content he or she provides. Because of these principles, we do not actively monitor and will not censor user content, except in limited circumstances described below.

A Gennaio 2016, le regole hanno finito col richiedere 1,334 parole; per la prima volta negli anni è cambiato il paragrafo introduttivo:

We believe that everyone should have the power to create and share ideas and information instantly, without barriers. In order to protect the experience and safety of people who use Twitter, there are some limitations on the type of content and behavior that we allow. All users must adhere to the policies set forth in the Twitter Rules. Failure to do so may result in the temporary locking and/or permanent suspension of account(s).

Motherboard (Vice) ha pubblicato una bella analisi su come Twitter abbia dovuto, causa spam e violenza, abbandonare l’atteggiamento neutrale iniziale nei confronti dei tweet.

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Più caratteri e più chiusura

Secondo quanto riportato da Re/code, Twitter starebbe testando stternamente una versione del sito priva del limite di 140 caratteri:

Twitter is currently testing a version of the product in which tweets appear the same way they do now, displaying just 140 characters, with some kind of call to action that there is more content you can’t see. Clicking on the tweets would then expand them to reveal more content. The point of this is to keep the same look and feel for your timeline, although this design is not necessarily final, sources say.

A seconda di come interpretate Twitter, può rivelarsi una scelta azzeccata o meno. Twitter io lo vedo come un tessuto connettivo di vari servizi — come uno stream di notifiche che mi portano altrove, oppure contengono aggiornamenti coincisi. Se non altro, inizialmente, questa per me è stata la grande promessa di Twitter — ciò che l’ha reso interessante. È evidente, però, che Twitter si sta allontanando sempre più da questa visione verso un qualcosa (che cosa, non lo so, non si capisce) che vuole competere con Medium e con Facebook e che per questo non aggiunge nulla al panorama esistente. Personalmente, ho ben poca fiducia che riescano nell’intento — che riescano a costruire qualcosa di buono.

Più che tweet a lunghezza illimitata, leggo questo (possibile) cambiamento come un altro Instant Articles: un altro modo per ospitare articoli dentro un’altra piattaforma, un altro modo per contenere i lettori dentro le proprie mura. Lo interpreto così perché la timeline sembra resterà mutata, i tweet resteranno di 140 caratteri, ma alcuni avranno un read more che invece di mandare i lettori a un blog, sito, articolo o fonte esterna, si espanderà sotto il tweet.

Come commenta Slate:

“Beyond 140” would essentially drop the requirement that the full story be hosted on some other site. The whole story could now be hosted on Twitter. And instead of a link out and a “view summary” button, you’d see a “read more” button, or something similar, that allows you to read the story without leaving the Twitter app or Twitter.com.

What’s really changing here, then, is not the length of the tweet. It’s where that link at the bottom takes you when you click on it—or, rather, where it doesn’t take you. Instead of funneling traffic to blogs, news sites, and other sites around the Web, the “read more” button will keep you playing in Twitter’s own garden.

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Il ritorno di Twitter per Mac

Twitter per Mac ha inaspettatamente ricevuto un aggiornamento corposo, che aggiunge al client per Mac molte delle funzionalità della versione web (come riproduzione video inline, supporto a GIF, messaggi diretti di gruppo).  Purtroppo, però, l’applicazione non è migliorata e dopo una giornata d’uso mi pento di averla aggiornata.

La spaziatura fra i tweet è aumentata, tutto si è un po’ allargato, e la barra destra blu appare, ai miei occhi, molto poco piacevole (c’è un tema “dark” che un po’ la migliora). Ma a parte l’estetica, si comporta anche in maniera strana — è abbastanza ricca di bug al momento, alcuni decisamente fastidiosi, come frequenti notifiche doppie. La sezione delle ricerche (ne ho un paio salvate che uso giornalmente) è diventata inutilizzabile, mostrando ora solamente i trending topic (sempre futili).

Twitter per Mac non è neppure stata sviluppata da Twitter, il che dimostra quanto Twitter ci tenga al proprio client per Mac. Se non altro, mi hanno convinto a fare un acquisto che rimandavo da tempo: Tweetbot per Mac.

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Twitter ancora non ha capito a cosa serve

All’inizio Twitter era un luogo molto diverso da ciò che è diventato. Non c’era nessuna pretesa di informare, ma tutto si riduceva a dire ciò che si stava facendo. I primi tweet di Jack Dorsey furono “a pranzo” e “sto disegnando”. Un chiacchericcio, futile seppur divertente, insomma.

Poi, soprattutto grazie agli sviluppatori e all’entusiasmo di certi utenti, Twitter si è evoluto. Sono arrivati gli hashtag. I retweet. I link. Ciascuna delle componenti che oggi è parte fondamentale di Twitter non è venuta da Twitter, ma dagli utenti di Twitter. Twitter è diventato, contrariamente a Facebook, un luogo che si visita con intenti ben mirati: non con l’intenzione di trovare materiale a caso, ma con quella di restare aggiornati su ciò che ci interessa — attraverso una rete di contatti faticosamente costruita, basata sugli interessi.

(Twitter mi ha stancato)

C’è la sensazione che nonostante tutto ciò l’azienda Twitter ancora sia ferma al chiacchericcio. Il passaggio da stella a cuore per indicare i preferiti è l’ennesimo indizio che l’azienda Twitter ancora possa non aver capito appieno come Twitter viene utilizzato dai propri utenti.

L’indizio principale, quello che più mi preoccupa perché potrebbe distruggere il valore di Twitter, è il desiderio di voler somigliare a Facebook. Scrive Baekdal:

Twitter never got it, and still don’t understand it.

Twitter still thinks people are using Twitter to chitchat. The reality, though, is that most of the value that Twitter creates is from people who are communicating instead. We are not chatting on Twitter. We are communicating. And we are communicating about things and topics around us. […]

When people use Facebook, they are often on a break and do not have any specific interest or intent. So the snack like content that BuzzFeed produces is perfect for that moment.

But people don’t use Twitter like that. We use Twitter to stay up-to-date about the things that are important to us. You don’t use Twitter if you are just bored. We use Twitter because we are interested. […]

The main problem for Twitter, of course, is that it is still entirely focused on scale, a situation demanded by its investors who doesn’t like that is only worth 18% of Facebook. And Twitter is currently running at a massive loss.

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Il significato di un’icona

Twitter ha cambiato l’icona per indicare i preferiti, da stellina a cuoricino. E che cambia a noi? Cambia che mettere un cuore rappresenta un’azione diversa, e più forte, del dare una stellina. Mentre la vecchia icona andava ad assumere significati diversi per utenti diversi — molti la usavano per segnarsi tweet da rivistare più tardi — un cuore rappresenta un sentimento ben preciso, indica qualcosa che ci è piaciuto.

Purtroppo, ovviamente, questo cambiamento interesserà anche i tweet e preferiti vecchi — quindi tweet che avete segnato con intenzioni diverse. Scrive Dave Winer:

A problem with the rebranding of Favorite as Like are all the historical favorites we’ve created, and the symbol that Twitter has chosen for Like.

On Facebook, there is no Heart for liking. They use a thumb-up. A lot of thought must have gone into this. We like things we don’t actually like, and shrug off the confusion. But labeling it with a red heart pushes it further.

Example: You may have Favorited something about a terrorist group, but would you have clicked on a red heart? At the very least that’s going to take some getting used to.

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Twitter mi ha stancato

Ho (quasi) completamente smesso di utilizzare Twitter. È successo pian piano, e non intenzionalmente. Ho iniziato scrivendoci sopra meno frequentemente, passando da utente attivo a passivo. Osservando la timeline, limitandomi a dare una stellina o due al giorno, a retwittare al massimo. Quei pochi tweet fatti di testo sono diventati meno interessanti di un tempo: più impersonali. Ho iniziato col twittare solo link ed immagini, che è quello che vuole Twitter oggi: meno parole, più contenuti. All’inizio il mio twittare era fatto di opinioni, pensieri e riflessioni personali; oggi è fatto di link e retweet.

Tweetbot — il client che uso da anni — è ancora nella prima schermata del mio iPhone, ma solo per abitudine: perché, dal 2006, Twitter è stata una presenza costante. Ho conosciuto persone su Twitter, ho interagito con tanti lettori di questo blog. Credo il mio rapporto con Twitter perduri per abitudine, affezione, più che per ciò che oggi ne traggo.

Purtroppo, mi sento di condividere le parole di Umair Haque:

We once glorified Twitter as a great global town square, a shining agora where everyone could come together to converse. But I’ve never been to a town square where people can shove, push, taunt, bully, shout, harass, threaten, stalk, creep, and mob you. […]

What really happens on Twitter these days? People have self-sorted into cliques, little in-groups, tribes. The purpose of tribes is to defend their beliefs, their ways, their customs, their culture — their ways of seeing the world. The digital world is separated into “ists” — it doesn’t matter what, really, economists, mens-rightists, leftists, rightists — and those “ists” place their “ism” before and above all, because it is their organizing belief, the very faith that has brought them together in the first place.

Twitter, come strumento per conversare e raggiungere chiunque, negli ultimi anni mi ha deluso. Il passaggio da social network per tutti a social network ottimizzato per celebrità l’ha impoverito. L’incapacità di migliorarsi, non solo per pubblicitari e Taylor Swift, l’ha reso più scemo. Su Twitter si grida. La piattaforma non promuove più le conversazioni ma soprattutto promozioni e litigi. Non è più fatta per gli utenti, ma per i pubblicitari.

L’idea alla base di Twitter è ancora valida, solamente a questo punto ho grosse perplessità che sarà Twitter a realizzarla pienamente. Twitter è stato, per un periodo di tempo, lo strumento migliore per avviare una conversazione su internet — il modo più rapido e sicuro per raggiungere qualcuno. Per me, se non altro, era soprattutto quello: un luogo per conversare; la facilità e rapidità con cui è possibile intromettersi in uno scambio di tweet senza dover prima chiederne il permesso. Ma basta guardare a cos’ha lavorato Twitter negli ultimi anni per capire che le priorità sono state altre. L’ultimo sforzo inutile sono i sondaggi nativi. Invece di migliorare le conversazioni, lo sforzo è andato a concentrarsi nell’assomigliare più ad altri social network, alle alternative. Insomma, negli ultimi anni Twitter si è impoverito e non ha fatto nulla per risolvere quei problemi che rovinano il suo prodotto principale: le conversazioni — problemi come abuso, o difficoltà per utenti non esperti e casuali di estrarre utilità dalla piattaforma. La timeline è Twitter, e il lavoro sulla timeline è stato molto debole — le difficoltà che c’erano nel 2006 nel restare aggiornati perdurano nel 2015. Anche il nuovo Twitter Moments è deludente: ricorda, per implementazione — così visuale, pieno di media e privo quasi di testo —, più Snapchat che Twitter. Invece di essere fatto e basato sulle conversazioni degli utenti sembra essere fatto dalle conversazioni di un gruppo di persone verificate e testate selezionate.

Nel 2015, Medium sembra uno strumento più adatto per parlare con qualcuno. Molto lavoro nell’ultimo anno è andato proprio in questa direzione: a sembrare meno una pubblicazione editoriale, e più un network di persone che parlano fra loro. Medium è un social network che facilita la conversazione, e che nel frattempo pone anche attenzione sulla qualità della conversazione. I suoi contenuti sono facili da ritrovare senza dover avere un client sempre aperto.

Ho iniziato dicendo che ho smesso di twittare, se non raramente. Mi accorgo però che ultimamente ho anche smesso di leggerlo, Twitter. Le conversazioni che un tempo seguivo con attenzione oggi avvengono — e si rivelano più proficue — altrove senza tutto quel rumore di fondo. Spesso, quell’altrove è Medium.

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Privacy in ritardo

The Awl nota ci sarebbe bisogno di un’opzione per la privacy “ritardata”: che faccia in modo che i post che oggi sono pubblici fra un anno siano privati. È un suggerimento a seguito dell’idea di Twitter di aprire l’accesso via API a tutti i tweet pubblicati sulla piattaforma dal 2006.

Twitter is a massive rolling context experiment, its conversations and subjects and audiences materializing and disintegrating constantly; a single user’s Twitter archive is a series of permanent and public contributions to discussions that have long since ended. A user’s posts referencing the Oscars also reference other users’ posts from the same time, and are experienced first in full transcript. In the archives, however, each speaker is isolated to the point of incoherence.

In effetti a volte capito su frammenti scritti anni e anni fa dei quali neppure io capisco più il senso.

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Perché Twitter sta morendo lentamente

Twitter non cresce, e la cosa non mi stupisce. Come ho più volte lamentato, il Twitter di oggi è molto diverso da quello a cui mi iscrissi nel 2006 — spesso sembra di parlare da soli, e credo ciò sia dovuto alla disconnessione fra quello che io, utente con una piccola cerchia di followers, voglio e quello che Twitter fa e ha fatto per accontentare media e celebrità.

Luca Alagna:

Invece di dare nuovi strumenti ai propri piccoli e medi curatori (quelli che avevano fornito il carburante del suo successo) per curare le proprie nuove community online, ha tagliato i ponti con gli sviluppatori indipendenti assegnando di fatto due ruoli: pubblico indistinto o personaggio da mass-media. […]

Twitter ha dimenticato una delle regole principali della Rete: senza vantaggio per la Rete, non si può contare su di essa. La Rete non è una risorsa da sfruttare ma un ambiente da costruire insieme. […]

Perché gli utenti dovrebbero iscriversi in massa a Twitter oggi? Per fare da spettatori ai vari personaggi che già vedono in tv e sulla stampa? O per ‘televotare’ in una trasmissione? O per seguire le gesta del proprio personaggio preferito?

Twitter è passato da social network a news network, e come conseguenza sembra essere sempre più difficile per un utente qualsiasi venire ascoltato. La possibilità di entrare a contatto con persone a caso, e per queste di inserirsi nelle conversazioni altrui, era la vera forza del social network, ed è ciò che Twitter ha perduto scegliendo di essere più elitario.

Twitter permetteva di instaurare conversazioni casuali con estranei — purtroppo, è sempre più difficile farlo.

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Microblogging con WordPress

Mi piace molto l’idea, di cui sono venuto a conoscenza grazie al blog di Manton Reece, di rubare a Twitter il monopolio della timeline portando il microblogging sui blog — diffondendo timeline ovunque. È semplice: il prodotto principale di Twitter è la timeline, un flusso di post brevi ordinati cronologicamente. Scrive Manton:

For the last few years, Twitter has had a monopoly on the timeline. We need to break that up. The first step is encouraging microblogs everywhere, and the next step is to build tools that embrace the timeline experience.

WordPress da tempo permette di associare un formato ai post, un micropost potrebbe essere un normale post, marcato come status dentro WordPress, visualizzato in maniera differente dagli altri. Ad esempio, non dovrebbe avere un titolo, dovrebbe ovviamente essere breve, venire distribuito in un rss separato [1. Oppure JSON, così può essere visualizzato velocemente via JavaScript] ed essere facile da creare da smartphone (ad esempio, sfruttando IFTT).

Non è un’idea nuova, Winer ne scriveva nel 2008, ma è ora molto facile da implementare. Il mio uso di Twitter è diminuito drasticamente negli ultimi anni, ma questo non perché il formato — o lo strumento — non siano utili. Personalmente, credo mi sarebbero utilissimi: mi permetterebbero di commentare brevemente, senza dover ricorrere alla pesantezza di un post.

In altre parole, penso ve li ritroverete presto su Bicycle Mind.

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Il dilemma di Twitter

Twitter is two things. It is a concept — everyone in the world connected in real time — that’s so obvious in retrospect that it is impossible to imagine it not existing. It is also a product that has had a rough time living up to that concept. […] “For users that use Twitter and are able to set up an account and follow the right people it provides really disproportionate value. […] We have all of this great content, but today what…you actually see is a function of when you’re checking your phone, who you happen to follow, if you know the right hashtags, that sort of thing.”

Matthew Panzarino, Twitter’s Dilemma

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Internet è di tutti?

Mantellini, sulla scelta di Twitter, Facebook e altri servizi di eliminare il video di James Foley dai loro server e sulle implicazioni che ciò comporta. In altre parole, facendolo hanno compiuto una scelta editoriale che è in contrasto al loro presentarsi come servizio per tutti e di tutti.

La domanda da farsi, è, quindi: di chi è internet? “Se Internet è di tutti,” scrive Mantellini, “è anche dei tagliagole vestiti in nero, i quali del resto, già da tempo, la utilizzano come se. E se invece Internet non è di tutti ma solo dei buoni, di quelli come noi, allora Internet non è più Internet ma uno dei nostri ben sperimentati orticelli recintati. Nei quali l’orrore (ma anche molto d’altro) può essere tenuto fuori, come se non esistesse.”

[Twitter e Youtube] Nate e cresciute fuori dal contesto editoriale e dentro la retorica delle relazioni fra pari, dopo averci alluvionato per anni con il racconto glorioso dell’informazione dal basso prodotta dai cittadini per i cittadini senza il fastidio di ingombranti intermediari, dopo averci raccontato con dovizia di noiosi particolari tecnici l’impossibilità di fermare o controllare il flusso di dati che ogni secondo raggiungeva i loro server, nel momento della diffusione del tragico video Twitter, Youtube e Facebook si sono trasformati in soggetti editoriali a tutto tondo. Impugnati i termini di servizio, scaldati i filtri tecnologici fino al giorno prima minimizzati, questi soggetti hanno iniziato a ripulire le proprie piattaforme dalle immagini dell’orrore giunte dal Medio Oriente. Per una ragione o per un’altra, per seguire la pietasminima dovuta ai familiari di quel giovane uomo straziato o per acconsentire ai pressanti consigli della Casa Bianca, le piattaforme di rete, utilizzate da tutti in tutto il mondo, hanno fatto una scelta di campo molto chiara e da servizio si sono trasformate in prodotto.

Non è importante ora chiedersi se quella scelta sia stata giusta o sbagliata, quello che va sottolineato è che se il New York Times decide di non mostrare quelle immagini terribili compie una scelta editoriale usuale, se Twitter chiude d’imperio profili che hanno semplicemente linkato quelle medesime immagini, compie una azione certamente editoriale ma con tratti censori incontestabili nei confronti dei propri utenti. E lo fa, tra l’altro, all’interno di una ciclopica eccezione, utilizzando per altre differenti ma ugualmente orribili immagini di guerra e dolore (per esempio quelle strazianti dei corpi dei bambini morti sotto i bombardamenti a Gaza), scelte editoriali del tutto opposte.

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Una lettera d’addio per Twitter

Douglas Bowman ha lasciato con un’appassionata lettera il suo lavoro di direttore creativo all’interno di Twitter:

As Biz says, Twitter is not a triumph of technology, it is a triumph of humanity. There is no other platform that offers what Twitter offers, and there is no other service that continuously reveals the collective pulse of our planet.

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Il creatore di Twitter lancia un sistema di pagamento attraverso l’iPhone

Alcuni mesi fa circolava la notizia che il creatore di Twitter, Jack Dorsey, stesse lavorando ad un nuovo progetto; non molto tempo dopo venne fuori che il nome di tale progetto era Square. Square, almeno secondo le varie ipotesi che vennero fatte, avrebbe dovuto consistere in un innovativo sistema di pagamenti via cellulare che avrebbe dovuto, con un po’ di fortuna, dare nuova vita alle carte di credito, non arrivando a rimpiazzarle ma riuscendo a modificare il modo in cui vengono usate attualmente.

Oggi Square è stato presentato ufficialmente: Jack ha infatti reso pubblico il sito del progetto (squareup.com) da cui sono visibili i vantaggi e le reali funzioni di questa sua nuova idea. Si tratta effettivamente, come era stato immaginato, di un nuovo metodo per effettuare e ricevere pagamenti. In pratica ottenendo un account su squareup (ovviamente il sito è in beta e lo ottenete solo se avete fortuna) e possedendo un piccolo e semplice dispositivo che permette la lettura delle carte di credito, sarà possibile attraverso l’iPhone o qualsiasi altro cellulare di ultima generazione gestire il proprio denaro, pagare nei locali e vari luoghi che appoggeranno il sistema godendo e usufruendo dei vari e consistenti vantaggi che esso comporta.

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Finalmente, Twitter su Mac Classic

Fra i mille client di Twitter fra cui una persona più scegliere, per Mac o iPhone, se ne aggiunge uno nuovo, destinato ad un Mac particolare, ovvero a un vecchio Mac, a un Mac su cui gira ancora l’OS 9.

Si chiama Grackle68k. Se avete un Mac Classic e usate il noto sito, potrebbe fare al caso vostro.

[Via Gizmodo]

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Tweetie 2: ora lo potete scaricare

E’ da pochi minuti arrivato nell’App Store Tweetie 2, ovvero la versione 2.0 di Tweetie, uno dei client più apprezzati per la scrittura e lettura di Twitter (premiato dalla stessa Apple all’Apple Design Award di quest anno).

L’unico freno, che potrebbe scoraggiare molte persone dal scaricarlo, è il dover pagarne per una seconda volta il prezzo, che si aggira sui 2 euro. Ciò è necessario poiché l’applicazione è rilasciata come un software totalmente nuovo e non come un semplice aggiornamento del vecchio client.

Inoltre occorre dire che, per quanto Tweetie sia ottimo, ci sono nell’App Store così tanti programmi per Twitter, alcuni anche molto simili fra loro, che è veramente difficile scegliere quale sia il migliore.

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Non ne hai avuto abbastanza?

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