tag: Editoria digitale

Leggere ‘Guerra e pace’ sull’iPhone

Clive Thompson difende la lettura su schermi, tant’è che lui è arrivato al punto di leggersi Guerra e pace sull’iPhone:

The phone’s extreme portability allowed me to fit Tolstoy’s book into my life, and thus to get swept up in it. And it was being swept up that, ironically, made the phone’s distractions melt away. Once you’re genuinely hankering to get back to a book, to delve into the folds of its plot and the clockwork machinations of its characters, you stop needing so much mindfulness to screen out digital diversions. The book becomes the diversion itself, the thing your brain is needling you to engage with. Stop checking your email and Twitter! You’ve got a book to read!

In realtà pure io oramai leggo non solo saggi ma anche narrativa dall’iPhone, cosa che mi permette di leggere nei momenti morti in cui altrimenti aprirei Instapaper o Twitter, o nel chaos della metropolitana (in piedi).

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Literata, la font di Google per gli ebook

È una notizia di alcune settimane fa (non so come me la sono persa): Google ha commissionato a TypeTogether (quelli che della bellissima Adelle) una font adatta specialmente a testi lunghi, da utilizzare per gli ebook [1. Nello stesso periodo Amazon rilasciava Bookerly, la sua custom font per ebook]. Il risultato è Literata:

Jose Scaglione and Veronika Burian of TypeTogether included characteristics common to the typefaces typically used by book designers for fiction titles, so the reading experience is familiar, but updated them to bring new movement and feeling to the font,” Beavers says. “The shapes of features of letters, like terminals and outstrokes, all are firmly formed for reading on screens, but are softened for smooth movement across a line.

La font di Google, Literata

Purtroppo non è ancora disponibile su Google Fonts, ma dicono arriverà (seppur entro 18 mesi — un po’ lunga l’attesa).

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La libreria del futuro, cartacea e digitale

Matteo Scurati si è occupato, per Bookrepublic e librerie.coop, all’interno del Supermercato del futuro di Expo, della creazione di un concetto di libreria che vada oltre, e riunisca, la dicotomia digitale e cartaceo, l’idea che la scelta sia o l’uno o l’altro formato. Ne ha scritto su Medium:

Entrare in una libreria fisica per acquistare un libro cartaceo ottenendo immediatamente la copia digitale, dovrebbe essere la norma. Ed è la norma solo se pensiamo che l’editore vende contenuti, aldilà della forma su cui il lettore vorrà usufruirne.

Se riportiamo il lettore all’interno delle librerie e se lo facciamo con la promessa che è la sua voglia di leggere al centro dell’esperienza (e non la mia voglia di pensare che il mercato andrà in un certo modo), avremo fatto un primo passo decisivo.

Anche la recentemente riaperta e ristrutturata libreria Rizzoli in Galleria a Milano è basata su idee simili — come racconta Enrico Sola:

Il fine è stato quello di trasformare la normale libreria in uno spazio di animazione della lettura. A differenza del classico sito di e-commerce di libri che lavora molto sulla comfort zone, ovvero su cose che si avvicinano al già conosciuto, noi abbiamo voluto lavorare su due parole chiave: serendipity, quindi l’incontro con cose inattese e di qualità, e discovery, ovvero la scoperta di qualcosa che non è di tua conoscenza. Questi concetti si concretizzano sul layout dei tre piani della libreria, nell’alternarsi dei temi e delle sezioni che permettono di ibridare gli interessi e vedere cose che online non vedresti. E poi ovviamente nel lavoro di assistenza del team di librai.

La libreria si occupa insomma di vendere un contenuto, che verrà poi usufruito dove (e come) il lettore meglio crede. Acquistando un libro di carta si ha anche accesso all’ebook, che può essere letto via web (similmente a un esperimento di Penguin, che mette il browser al centro della lettura) o su un e-reader. L’esperienza di lettura stessa diventa quindi fluida, e può essere portata avanti su più device: di sera, a casa, sul cartaceo; la mattina, in metropolitana, sullo smartphone via browser; in altre situazioni su un e-reader.

Mettendo il contenuto al centro, invece dell’oggetto libro, è possibile sia ridare una funzione alle librerie (non minacciate dal futuro dei libri di carta perché non legate solamente alla carta) sia, come scrive Matteo, ripensare l’edizione digitale, che ad oggi è stata molto influenzata dal cartaceo. Così evitando, ad esempio, soluzioni skeumorfiche (l’effetto delle pagine che frusciano).

Uno dei problemi nel creare un’interfaccia digitale — di qualsiasi tipo, che si tratti di un calendario, una rubrica o un libro — è, come scriveva Matt Gemmel, l’avere come riferimento la controparte analogica, che solo poiché è venuta prima si impone sul digitale. Un’interfaccia skeumorfica — e una libreria che consideri il libro solamente come un oggetto fisico, di carta —rappresenta un fallimento di visione, o peggio, scrive Gemmel, “di capitalizzazione del nuovo medium“; un’opportunità persa:

We forget that physical objects are also just specific embodiments – or presentations – of their content and function. A paperback book and an ebook file are two embodiments of the text they each contain; the ebook isn’t descended from the paperback. They’re siblings, from different media spheres, one of which happens to have been invented more recently. The biggest intellectual stumbling-block we’re facing is the fallacy that just because physical embodiments came first, they’re also somehow canonical. The publishing industry is choking itself to death with that assumption, despite readily available examples of innovative, digitally-native approaches.

Relativo: Come il Regno Unito immagina le biblioteche del futuro

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I nativi digitali preferiscono leggere su carta?

Un articolo del Washington Post dice di sì:

“You just get so distracted,” one student said. “It’s like if I finish a paragraph, I’ll go on Tumblr, and then three hours later you’re still not done with reading.”

There are quirky, possibly lazy reasons many college students prefer print, too: They like renting textbooks that are already highlighted and have notes in the margins.

Il fatto che li preferiscano non implica una necessaria superiorità dei libri di carta; molte delle motivazioni — elencate nell’articolo — sono il classico e ben noto “odore della carta” e il fruscio delle pagine.

(Il futuro dei libri è nel browser?)

Negli anni ho provato a convincere tanti amici coetanei (20 — 25 anni) a usare un Kindle, e il successo è sempre stato discreto fuori dal mio circolo di geek di twitter (quelli che ho convinto l’hanno abbandonato — finendo con il tornare sui cartacei). Vivo con altri sei universitari (non luddisti, eh: hanno tutti un Mac e un iPhone) e solo uno di loro ha Kindle da un paio di mesi — e l’ha già abbandonato. Forse è un falso problema; i libri di carta non sono meglio degli ebook, ma non credo esista ancora un ebook che eguagli l’esperienza di lettura su carta sotto ogni aspetto. Non solo l’esperienza di lettura, ma anche di presentazione. Più che dimostrare la superiorità dei libri su carta, ciò che questa “preferenza” dimostra è che c’è ancora molto da fare e migliorare nell’esperienza d’uso degli eBook per renderli appetibili a tutti.

Ci sono cose utili che gli ebook non sanno fare bene (come permettere appunti a margine), problemi legati ai device di lettura (il Kindle è buono ma non “eccellente” — la tipografia ad esempio fa schifo. Punto.) e cose apparentemente secondarie — la forma e la presentazione — che, pur se importantissime per un lettore, gli ebook quasi ignorano. Gli ebook avrebbero bisogno della stessa cura — nella copertina e sotto ogni altro aspetto — che i cartacei ricevono. L’esperienza d’uso potrebbe, insomma, essere migliore.

Per dire che io me ne strafrego dell’odore della carta e pure delle pagine che frusciano. La “fisicità” del libro di carta è scomoda sul bus e mi occupa un discreto spazio nella tracolla. Eppure, nell’ultimo anno, ho comprato solo romanzi di carta. Non che vi sappia spiegare il perché di questa cosa (se non che poi stanno bene sulla mensola)

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Il futuro dei libri è nel browser?

Pelican Books è la collana di saggistica di Penguin Books. Venne fondata nel 1937, con l’intento di pubblicare volumi che illustrassero con una prosa semplice argomenti complessi e importanti. Lo scorso Aprile Penguin ha deciso di rilanciare la collana, chiusa nel 1984, con particolare attenzione verso gli ebook e il digitale.

A fianco del classico .epub, Pelican ha presentato pelicanbooks.com. Il sito permette acquisto, lettura e “consumo” dei (cinque, per ora) titoli disponibili. L’utente non scarica un file, ma a seguito dell’acquisto ottiene l’accesso al sito — dal quale può leggere il contenuto del libro. La fruizione è molto piacevole — ricorda Medium come impaginazione — e Pelican è stata attenta nell’offrire gli strumenti fondamentali di cui un lettore necessita durante la lettura di un libro. Il sito permette di sottolineare e salvare passaggi (oltre che condividerli), ricorda la posizione di lettura ed è, ovviamente, responsivo: risulterà leggibile sia da Mac che da iPhone.

La scommessa di Penguin è semplice: che il futuro del libro stia nel browser. Un modello che presenta anche degli svantaggi: i dati (es. annotazioni) e i libri stessi rimangono chiusi dentro pelicanbooks.com, e di fatto il lettore non possiede nulla se non l’accesso ai contenuti del sito. Una sorta di libro con paywall che funziona bene nel caso di Pelican e nel campo della saggistica — provo a ipotizzare — ma avrebbe forse meno fortuna in narrativa.

Scegliendo questa strada — evitando l’.epub — Pelican ha evitato anche i limiti dell’.epub. Limiti dovuti più al device che al formato stesso. L’ebook reader più diffuso (Kindle) è in bianco e nero, con tipografia bruttissima. I singoli titoli non ricevono alcuna particolare attenzione o cura, e si somigliano tutti perché la possibilità di distinguersi è minima. Al contrario, sviluppando per il browser l’editore ha più opzioni nel creare un ebook. Potrà finalmente scegliere una tipografia adeguata. Avrà la stessa libertà creativa che ha nel progettare un libro di carta — e potrà riporre nell’ebook la stessa attenzione e cura. Due esempi di libri costruiti attorno al browser: The Shape of Design di Frank Chimero, o Practical Typography di Butterick. L’esperienza di lettura non è inferiore a quella di un .epub — anzi, direi il contrario. Due cose che funzionano meglio nel libro di Chimero e Butterick: le note a piè di pagina e i link.

L’esperimento di Pelican mette il browser al centro dell’esperienza di lettura: del resto i tablet sono più diffusi del Kindle, e il browser permette a un libro di essere fruibile ovunque — e in maniera simile su ogni device. Si può iniziare a leggere “Economics: The User’s Guide” (uno dei titoli di Pelican) da Safari, su Mac, per poi continuare sull’iPhone e più tardi proseguire dall’iPad. Il tutto digitando un indirizzo. Un libro, la stessa esperienza di lettura su ogni dispositivo, fluida e coerente.



Pelican ha iniziato a costruire i suoi ebook domandandosi quale ruolo assuma la copertina di un libro, quando questo è digitale. La copertina è la prima cosa che vediamo ogni volta che prendiamo in mano un libro di carta, ma è ridotta a una thumbnail visibile quasi solamente al momento dell’acquisto nel caso degli ebook. È al centro dell’attenzione nei libri di carta, nascosta e poco curata negli ebook. Ne ha parlato Matt Young (designer di Pelican) a Fast Company:

When reading a book in print, we interact with the cover every time we open and close the book – we see it all the time, it reinforces our perception of the book in our minds. Whereas when reading an ebook, the cover often has a much smaller role to play – reduced to a thumbnail, and sometimes never seen again once the book has been purchased. With Pelican, the cover is echoed throughout the entire book: each chapter begins with a full-page/full-screen chapter opener, acting as an important visual signpost and echoing the cover, reinforcing the brand and the series style.

I libri su browser di Pelican provano a andare oltre la copertina — vista la perdita d’importanza, e di posizione — cercando invece di rendere riconoscibili le singole pagine. Pelican ha costruito uno “stile grafico” che il lettore ritrova e riconosce in tutte le pagine di un libro: l’azzurro che contraddistingue la collana si ritrova nei passaggi evidenziati, o come bordo della finestra del browser. L’ebook non è più anonimo — date le scelte tipografiche, o quelle minime di layout, non fastidiose ma sempre a vantaggio della leggibilità — ma ha uno stile ben definito. È evidente come l’editore vi abbia riposto la stessa cura che ripone nell’edizione cartacea. Cosa non esattamente possibile al momento, su Kindle.

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Scordarsi della carta

Matt Gemmel ha scritto un articolo dei più intelligenti che abbia letto sul design degli oggetti digitali, con particolare attenzione ad iOS. È una critica allo skeumorfismo, più sensata di tante lette fino ad oggi. È sbagliato avere come riferimento assoluto, nel disegnare un’interfaccia, la versione analogica di quello che si sta proponendo; si tratti di un calendario, una rubrica, un libro. Parlando di libri di carta e ebook noi dovremmo tenere a mente che sono entrambi design per un contenuto, rappresentazioni della stessa cosa e, di conseguenza, strutturare i secondi scordandoci dei primi; che sono sì venuti — da un punto di vista temporale — prima, ma non per questo devono influenzare la struttura degli ebook.

We forget that physical objects are also just specific embodiments – or presentations – of their content and function. A paperback book and an ebook file are two embodiments of the text they each contain; the ebook isn’t descended from the paperback. They’re siblings, from different media spheres, one of which happens to have been invented more recently. The biggest intellectual stumbling-block we’re facing is the fallacy that just because physical embodiments came first, they’re also somehow canonical. The publishing industry is choking itself to death with that assumption, despite readily available examples of innovative, digitally-native approaches

Semplifico: ciò che conta è il contenuto, e realizzare una struttura che sia quanto più fedele ad esso. Non è detto che ciò che funziona ed è intuitivo nel mondo di atomi, continui ad esserlo se portato su iOS:

The reality is that skeuomorphism enshrines and validates a failure of vision, and even worse, a failure to capitalise on the medium.

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Non è colpa loro

In un’intervista fatta da Wired a Enrico Lanfranchi (responsabile della redazione lessicografica di Zanichelli Editore) è saltato fuori che il costo di 13 euro che gli eBook di Zanichelli in vendita sul Kindle Store hanno, costo di cui mi ero lamentato in un recente articolo, non è stato una loro scelta, ma un’imposizione di Amazon:

In questo momento il vero problema per gli editori europei è quello di comprendere il meccanismo di vendita dei libri elettronici. Nella maggior parte dei mercati internazionali non c’è un prezzo fisso per i libri, mentre da noi sì. In questo caso poi è Amazon a fare il prezzo e non l’editore. Normalmente, nel caso dei libri cartacei, il prezzo proposto dall’editore viene ridotto da Amazon. Noi abbiamo suggerito un prezzo di circa 5 euro effettivi. Ora però chiunque andasse a cercare i nostri titoli sullo store, troverebbe ancora un prezzo, troppo alto, di 13 dollari e 40 centesimi . Questo è dovuto al fatto che Amazon non è ancora intervenuta sull’offerta degli editori europei: sembra paradossale, ma dovrà “globalizzarsi”.

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Un passo indietro

La Mondadori era forse l’unica casa editrice italiana che, seppur con un’offerta scarsissima, vendeva su Internet delle versioni digitali di alcuni dei suoi libri. Lo faceva tramite un sito, ebook.mondadori.com, e mi sono accorto oggi che dal 15 Gennaio non esiste più. Al suo posto, al posto del carrello e della lista dei libri acquistabili che fino a meno di una settimana fa accoglieva il visitatore, delle righe, una specie di lettera. Questa:

Gentile lettore,

dal 15 gennaio 2010 il sito www.ebook.mondadori.com non è più attivo.
Dal 2001 è stato il primo e il maggiore tra i siti italiani di vendita di libri elettronici. Oggi, tuttavia, sentiamo l’esigenza di rinnovare la nostra offerta in modo radicale e coerente con la tradizione della nostra casa editrice, che in 103 anni di storia è sempre stata alla testa delle innovazioni del mercato editoriale italiano.

Come saprai, il mondo dell’editoria elettronica è in costante e frenetico aggiornamento. Nuovi lettori, nuovi formati e nuovi sistemi di distribuzione stanno velocemente cambiando l’esperienza di acquisto e di lettura del testo.

Noi di Mondadori crediamo che il libro cartaceo avrà ancora una lunga vita, ma siamo ben consapevoli delle nuove opportunità che si aprono, per noi e per i nostri lettori. Per questo stiamo sviluppando la nostra strategia per il mercato del libro elettronico e nei prossimi mesi potremo presentare un’offerta ampia e variegata, capace di soddisfare al meglio le richieste di un pubblico esigente come il nostro.
Per far questo abbiamo bisogno di tempo e, soprattutto, del tuo aiuto.

Una lettera un po’ criptica. Righe che lasciano intendere che presto o tardi i libri digitali verranno venduti, ma righe che al contempo non danno alcuna informazione su quando ciò avverrà. Righe che lasciano un po’ di speranza, ma al contempo molti dubbi.

Speriamo quindi nei prossimi mesi di vedere qualcosa, cerchiamo di fidarci per una volta. Mondadori dice che vuole essere in grado di presentare un’offerta ampia e variegata, capace di soddisfare le nostre esigenze, e noi vogliamo crederci. Come potrebbe essere quest’offerta, adatta a noi?

  • In primis i libri non dovrebbero costare più di 8 euro. Personalmente ritengo che il costo di un libro digitale dovrebbe aggirarsi sui 5 massimo 8 euro. Sono anche certo, però, che sarei un illuso se veramente credessi che gli editori adotteranno questi prezzi.
  • Non dovrebbe esserci DRM e altre limitazioni, che potrebbero rendere difficoltosa la lettura del libro su piattaforme differenti e la sua conversione in altri formati
  • Dovrebbero appoggiarsi allo store di Amazon, per la vendita dei volumi. Non crearne uno loro, proprietario (come invece hanno fatto fino ad oggi)

Insomma, Mondadori dice che farà qualcosa, e forse fra un po’ avremo la possibilità di leggere sul Kindle tutti i suoi libri. Non è molto per ora, è solo una promessa. Ma è già qualcosa. Qualcosa in confronto al silenzio di molti altri editori italiani.

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Qualcosa si muove

Che qualcosa stesse cambiando me ne ero accorto ieri, quando cercando Italian Edition nel Kindle Store avevo notato la presenza di alcuni libri editi dalla Zanichelli (otto, in totale). Solo che inizialmente avevo pensato di essere arrivato io in ritardo, e che questi fossero già da molto tempo disponibili, oggi scopro invece che si tratta di una novità, e che l’editore ha appena firmato un accordo per la pubblicazione in formato digitale della sua Biblioteca della letteratura italiana (a cui seguirà il suo storico dizionario).

E’ un primo passo, un’evoluzione rispetto al nulla totale di prima (c’erano alcuni libri, editi da non so chi, ma nulla di famoso e degno di nota). Un primo piccolo passo. Sbagliato, in parte: 13 dollari per la versione digitale di un classico reperibile legalmente e gratuitamente in rete non mi pare un grande affare, così come una mossa azzeccata.

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