Le risposte fasulle di Google

Da un paio d’anni Google ha iniziato a dare risposte: a selezionare, fra le fonti e i risultati di una ricerca, una singola risposta da evidenziare in un riquadro in cima alla lista dei risultati. Google promuove questi risultati dandogli un maggiore peso visivo e includendo il loro contenuto direttamente nella pagina dei risultati — evitando così all’utente di dover visitare un altro sito per leggerli. Li chiama featured snippets:

Quando un utente pone una domanda, la risposta restituita potrebbe essere mostrata in un riquadro speciale di snippet in primo piano nella parte superiore della pagina dei risultati di ricerca. Questo riquadro di snippet in primo piano include un riepilogo della risposta estratto da una pagina web, insieme a un link alla pagina, il relativo titolo e l’URL.

L’obiettivo è quello di riuscire a rispondere direttamente alle domande dell’utente, invece di essere uno strumento di ricerca per trovare e valutare delle possibili risposte. Stando ai dati raccolti da Google agli utenti queste risposte senza sforzo, immediate, piacciono — perché possono trovare quello che cercano senza dover visitare un altro sito o un’altra app. Funzionano molto dai dispositivi mobili — perché siamo più di fretta — ma soprattutto sono un vantaggio competitivo per quanto riguarda gli assistenti vocali: una lista di risultati non funziona su smartwatch e assistenti come Google Home e né Siri né Echo sono al momento in grado di fornire risposte dirette estrapolate da pagine web.

Il problema è che, come sottolinea un post di The Outline, queste risposte a volte sono assurde, sbagliate, aiutano a diffondere teorie cospirazioniste; sono insomma inaffidabili. Google risponde Obama alla domanda ‘chi è il re degli Stati Uniti?’, pensa che lo stesso stia pianificando un colpo di stato, e spiega che tutte le donne sono prostitute se gli si chiede ‘perché le donne sono cattive?’. Un algoritmo, basato su popolarità di un risultato, pagerank e altri oscuri criteri, promuove un risultato a risposta in automatico. Google ha la capacità di intervenire manualmente per modificare le risposte di certe ricerche, e spesso lo fa, ma è probabile che passi del tempo prima che si renda conto sia necessario intervenire — e in quel tempo molte persone leggano la risposta fasulla:

In theory, featured snippets will always temporarily turn up some bad answers, but the net effect would be better answers. “It’ll never be fully baked, because Google can’t tell if something is truly a fact or not,” said Danny Sullivan of Search Engine Land. “It depends on what people post on the web. And it can use all its machine learning and algorithms to make the best guess, but sometimes a guess is wrong. And when a guess is wrong, it can be spectacularly terrible.”

Tutto ciò è un problema perché, stando a un recente sondaggio, il 63% delle persone si fida di Google. Queste risposte sono decontestualizzate: l’utente non visita il sito originario, non nota il layout, il contenuto o gli autori (tutti indizi che aiutano a valutare la veridicità di una fonte), ma le legge attraverso l’interfaccia pulita di Google, e potrebbe così essere portato a pensare che queste risposte vengano direttamente da Google (il problema è peggiore con gli assistenti vocali).

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L’iPhone visto dai ciechi

David Pogue:

A few years ago, backstage at a conference, I spotted a blind woman using her phone. The phone was speaking everything her finger touched on the screen, allowing her to tear through her apps. My jaw hit the floor. After years of practice, she had cranked the voice’s speed so high, I couldn’t understand a word it was saying.

And here’s the kicker: She could do all of this with the screen turned off. Her phone’s battery lasted forever.

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Che cos’è il design?

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Che cos’è il design?

😂

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Voice and the uncanny valley of AI

For voice to work really well you need a narrow and predictable domain. You need to know what the user might ask and the user needs to know what they can ask. This was the structural problem with Siri – no matter how well the voice recognition part worked, there were still only 20 things that you could ask, yet Apple managed to give people the impression that you could ask anything, so you were bound so ask something that wasn’t on the list and get a computerized shrug. Conversely, Amazon’s Alexa seems to have done a much better job at communicating what you can and cannot ask. Other narrow domains (hotel rooms, music, maps) also seem to work well, again, because you know what you can ask. You have to pick a field where it doesn’t matter that you can’t scale.

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The Coming Revolution in Email Design

Perhaps more interesting is Gmail’s added support for embedded CSS and element, class, and ID selectors. With this one change, embedded styles will be nearly universally supported—meaning that email designers will no longer be bound to inline styles and all the headaches they bring. Emails will now be easier to design, develop, and maintain. The lighter code base and more familiar style of writing CSS means that many of the blockers for web developers taking email seriously will be removed.

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Ci siamo seduti?

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Ci siamo seduti?

Nel suo ultimo libro, The Complacent Class, Tyler Cowen — blogger ed economista — sostiene che la società americana abbia smesso di rischiare e si sia seduta — preferendo miglioramenti marginali a tecnologie pre-esistenti piuttosto che cambiamenti radicali, il che ha contribuito col portare l’economia a una situazione di stagnazione. A cambiamenti radicali nel modo di creare, consumare e organizzare l’informazione si sono affiancati cambiamenti marginali nel mondo fisico: treni, aerei, infrastruttura, ad esempio, non sono progrediti di pari passo con il mondo virtuale.

Secondo Tyler, questo ritmo di ‘non cambiamento’ non è sostenibile:

The Complacent Class argues that this cannot go on forever. We are postponing change, due to our near-sightedness and extreme desire for comfort, but ultimately this will make change, when it comes, harder. The forces unleashed by the Great Stagnation will eventually lead to a major fiscal and budgetary crisis: impossibly expensive rentals for our most attractive cities, worsening of residential segregation, and a decline in our work ethic. The only way to avoid this difficult future is for Americans to force themselves out of their comfortable slumber—to embrace their restless tradition again.

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La CIA ha sviluppato dei sistemi per accedere alle telecamere e ai microfoni di smartphone e Smart TV

Wikileaks ha rilasciato più di 8.000 documenti provenienti dalla CIA che descrivono la capacità dell’agenzia di accedere e prendere il controllo di microfoni e telecamere di smartphone, smart TV, computer, etc. senza che i loro utenti se ne accorgano.

Scrive il Washington Post:

In the case of a tool called “Weeping Angel” for attacking Samsung SmartTVs, Wikileaks wrote, “After infestation, Weeping Angel places the target TV in a ‘Fake-Off’ mode, so that the owner falsely believes the TV is off when it is on, In ‘Fake-Off’ mode the TV operates as a bug, recording conversations in the room and sending them over the Internet to a covert CIA server.”

Siccome questi malware riguardano il sistema operativo/device e non l’applicazione in uso dall’utente, tramite essi la CIA è riuscita praticamente a bypassare la sicurezza di Signal, WhatsApp, Weibo e Telegram.

Il tipo di attacco è differente in natura dai precedenti rivelati da Snowden: mentre quelli erano di mass surveillance — non relativi a una persona o a un device specifico —, quest’ultimi si focalizzano su device mirati.

In un certo triste modo, seppur in minima parte, il leak potrebbe anche non essere del tutto una notizia negativa: dimostra che il crittaggio end-to-end funziona, e che sta spingendo la CIA ad attacchi più mirati, verso persone specifiche, invece che a collezionare indiscriminatamente i dati dei cittadini.

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I prossimi iPhone avranno una porta USB-C?

Secondo un articolo del Wall Street Journal i prossimi iPhone abbandoneranno la porta proprietaria Lightning a favore di una porta standard USB-C.

Gruber non ne è convinto — e ha persuaso anche me che non succederà:

If Apple had any plans to switch from Lightning to USB-C, why wouldn’t they have switched last year with the iPhone 7, when they started making tens of millions of pairs of Lightning ear buds? Why did they put a Lightning port on the AirPods case? My expectation has been that iPhones will neverswitch to USB-C — that Apple would stick with Lightning until they can do away with external ports entirely.

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Logobook

Un catalogo di loghi belli, organizzati per categorie (tipografici, con animali, geometrici, etc.).

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OverSight

Applicazione

OverSight

OverSight è una piccola utility sviluppata da Objective-See per monitorare l’uso e l’accesso alla videocamera e al microfono integrati nel Mac; l’app invia una notifica ogni volta che questi si attivano.

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Milanote

Sto provando da un paio di settimane Milanote, un’applicazione che aiuta a organizzare e mettere in relazione appunti, note testuali, link, immagini, etc. senza confinare l’utente a un layout rigido.

La fase di ricerca, iniziale, di scrittura di un testo lungo può rivelarsi difficile da portare avanti solamente su computer: spesso è necessario avere una visione d’insieme di quello su cui si sta lavorando, ma l’organizzazione per documenti, pagine web e file rende difficile avere tutto sott’occhio.

Milanote serve a quello: organizza gli appunti dentro “cards” — disposte spazialmente su una “board”.

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Il W3C ha approvato uno standard per sottolineare e commentare il web

W3C:

Many websites already allow comments, but current […] systems rely on unique, usually proprietary technologies chosen and provided by publishers. Notes cannot be shared easily across the Web and comments about a Web page can only be saved and viewed via a single website. Readers cannot select their own tools, choose their own service providers or bring their own communities.

Il W3C ha iniziato a scrivere una specifica, uno standard, per annotare le pagine web.

La notizia è eccitante sia perché significa che sarà finalmente possibile annotare, commentare, sottolineare una pagina web nativamente, senza bisogno di uno script o plugin aggiuntivo — la funzionalità sarà supportata dal browser! —, sia perché nel farlo i dati verranno salvati secondo uno standard, e quindi saranno condivisibili e riutilizzabili senza limitazioni: apparterranno al lettore, a chi li lascia, invece che alla piattaforma utilizzata per commentare (es. Disqus), al sito (es. Medium), o alla piattaforma di distribuzione (es. Kindle).

Immaginate se gli highlights del Kindle (ebook = pagina web, di fatto) invece di stare chiusi dentro l’ecosistema di Amazon appartenessero a voi, e stessero in un altro posto assieme a tutte le altre cose che vi siete salvati, condivisibili con altri lettori e riutilizzabili con altri contenuti.

Come spiega Hypotesis, l’aspetto eccitante della specifica del W3C è proprio questo: che le annotazioni stanno altrove rispetto al documento a cui fanno riferimento:

While many applications, from PDF readers and Google Docs to the Kindle, support some kind of annotation functionality, what the W3C formalized yesterday is fundamentally different. The W3C architecture provides for a model where annotations live separately from documents and are reunited and reanchored in real-time whenever the relevant document is present. The benefit of this is that annotations now come under the control and election of the user, rather than at the sole discretion of the publisher. Whereas previously annotation was likely a solitary act when implemented in a native app, or the most public act when it took place in a Disqus or Livefyre comment widget, web annotations will allow users to form communities freely, and those communities can extend across any internet-connected document, whether in HTML, PDF, EPUB, or other formats.

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Ci siamo spostati su AWS

In teoria — dopo i due giorni offline e minori malfunzionamenti — il blog dovrebbe essere di nuovo online.

Ha cambiato hosting: da MediaTemple a AWS. Una volta decifrati gli acronimi e i nickname inutili che Amazon dà ai suoi servizi (qua un sito utile che fa esattamente quello), e una volta capito dove stanno le opzioni in un’interfaccia davvero mal fatta, AWS diventa abbastanza facile da configurare per WordPress. Spero di avere trovato una soluzione alle sofferenze di un hosting condiviso (un paio di mesi fa ho spostato anche il mio sito personale su AWS).

Magari in seguito raccoglierò in maniera più dettagliata come installare/mantenere WP su AWS (dato che mi servirebbe avere queste cose scritte da qualche parte), nel frattempo — per riassumere — al momento questo blog usa:

  • Elastic Beanstalk (simile a Heroku)
  • EC2
  • RDS per il database
  • Route 53 per i DNS
  • S3 e CloudFront per gli assets

Come conseguenza, dovrebbe essere tutto molto più veloce ⚡️

Il prossimo passo sarebbe cambiare tema — ma quello non avverrà a breve!

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Perché un’iPad più grande funzioni, iOS deve cambiare

Jason Snell:

Drag and Drop. Do I even need to say it? It’s the missing piece of iPad multitasking, and that’s been clear since day one. Here’s hoping that Apple introduces Drag and Drop between apps in Split View and Slide Over in the next major update to iOS.

Mission Control for iPad. An easier way to think of improving multitasking on iOS is to consider Mission Control on the Mac. Yes, iPad users can four-finger swipe left and right to change apps, which is similar to how it works on the Mac. Rather than a stack of cards, I’d like the iOS app switcher to display a zoomed-out view, more like what happens when you pinch closed a Safari window. That view could also be used as an interface for doing other advanced multitasking things like collecting pairs of Split View apps together and letting you switch between them with just a few gestures.

Due cose, fra le altre menzionate da Jason, che sarebbe utilissimo iOS avesse — su iPad. Per il momento, personalmente, ho rinunciato all’iPad: lo usavo come un iPhone grosso, quasi mai come sostituto del Mac.

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Alexa su Mac

Se siete tentati da Echo, ma volete — prima di acquistarlo — provare Alexa, scaricate Reverb.ia: un’app che porta Alexa (e le sue Skills) sia su Mac che su iOS.

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Google uProxy

Google uProxy è un’estensione per Chrome e Firefox per aggirare i blocchi e la censura locale di internet, creando una rete parallela e sicura sfruttando le connessioni dei propri amici:

When you are getting access from a friend, all the web traffic from your browser first travels encrypted to your friend’s computer and from there, to the Internet. This means that, to most websites, the request will appear to be coming from your friend’s computer, and someone monitoring your connection will only see that you have a secure connection to your friend.

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Data Selfie

Un’estensione di Chrome che vi osserva mentre state su Facebook — per poi rivelarvi i dati che a sua volta Facebook colleziona su di voi, e come (in base a questi) vi classifica.

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Planet of the Apps

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Planet of the Apps

Che orrore! Ma una cosa più down to earth ma realistica invece di un programma che letteralmente dice ‘gli sviluppatori sono le rockstar del momento’?

(Mi trova totalmente in disaccordo questa decisione di Apple di mettersi a produrre contenuti per Apple Music — in teoria, la trovo una distrazione, in pratica — visti i trailer dei primi risultati — direi che se ne faceva volentieri a meno. Sembra Sky.)

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Internet, così com’era nel 1996

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Internet, così com’era nel 1996

Qualcuno ha caricato su YouTube (partendo da un VHS) uno show del 1996 che insegna come accedere con il proprio computer a questo nuovo “internet” di cui si parla.

In this tutorial, we’ll take a look at the differences between The Internet and The World Wide Web, the differences between commercial OnLine Services such as the Microsoft Network, Prodigy, or America Online and the Internet, how to get connected to the Web, how to use something called a Web browser to navigate the Web, what a Web Page is, and how to search, locate, and download all types of files, from information files to video and audio files.

(via kottke)

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Facebook accetta password leggermente sbagliate

Da Hacker News:

In addition to the original password, we also accept the password if a user inadvertently has caps lock enabled, if their mobile device automatically capitalises the first character of the password, or if an extra character is added to the end of the password.

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Non ne hai avuto abbastanza?

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