Come disabilitare il correttore automatico sui campi di ricerca

Non ci vuole molto, e non è neppure una cosa nuova: basta aggiungere un paio di attributi all’HTML (autocorrect="off" autocapitalize="off" spellcheck="false"). Facebook (ad esempio) non lo fa per il suo box di ricerca principale; ogni volta che digito un nome leggermente esotico mi viene corretto prima che riesca premere invio. È sorprendentemente diffusa come cosa, ed è fonte continua di frustrazioni.

Dici — e per quei casi in cui il correttore automatico serve, invece? Fate come Google: correggete la parola o la frase nella pagina dei risultati, non prima.

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Storia personale di Twitter

Mike Monteiro racconta la sua relazione con Twitter — un posto inizialmente dove stringere amicizie e incontrare sconosciuti, diventato poi sempre più difficile da gestire e ostile verso i propri utenti:

At some point in 2006, or possibly late 2005, Noah Glass walked into our office all excited about something. That in itself isn’t news because Noah was always excited about something. Dude had an energy. Noah worked across the hall from us on the sixth floor of a old broke-ass building in South Park. He came over all the time. He was friendly like that. Here’s why we’re talking about this particular visit: Noah was excited to tell us about a new thing he was working on. “You can use it to send group SMS.”

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Alcuni consigli su come gestire il ‘notch’

Max Rudberg propone diversi accorgimenti per gestirlo al meglio, e farsene una ragione. Perché, del resto, Apple non vuole che lo si nasconda:

Apple writes in the HIG: “Don’t attempt to hide the device’s rounded corners, sensor housing, or indicator for accessing the Home screen by placing black bars at the top and bottom of the screen.

In the Designing for iPhone X video, posted by Apple after the X’s announcement, Mike Stern says: “Your app or game should always fill the display that it runs on. Placing black bars at the top or bottom of the screen makes your app feel small, cramped, and inconsistent with other apps on iPhone X”.

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detect.location

Un’applicazione può — ottenendo accesso alla libreria fotografica di un iPhone — indirettamente, analizzando la geolocalizzazione delle foto, venire a conoscenza degli spostamenti di un utente negli ultimi anni.

Lo ha mostrato Felix Krause con una semplicissima applicazione:

Does your iOS app have access to the user’s image library? Do you want to know your user’s movements over the last several years, including what cities they’ve visited, which iPhones they’ve owned and how they travel? Do you want all of that data in less a second? Then this project is for you!

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‘Ho chiesto a Tinder i miei dati — ho ricevuto 800 pagine dettagliate su di me’

Qualsiasi cittadino europeo può richiedere un resoconto dei dati che un servizio ha raccolto sul suo conto. Judith Duportail, del Guardian, l’ha fatto con Tinder:

Some 800 pages came back containing information such as my Facebook “likes”, my photos from Instagram (even after I deleted the associated account), my education, the age-rank of men I was interested in, how many times I connected, when and where every online conversation with every single one of my matches happened … the list goes on.

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Le manopolazioni di Booking.com

Roman Cheplyaka le elenca in un articolo — dal ‘qualcuno ha appena prenotato questa stanza’ alla super offerta, Booking manipola i visitatori generando un senso d’urgenza che spesso non esiste.

Interessante come esempio e lunga lista di cose da non fare se volete essere rispettati dai vostri utenti.

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Perché Uber è stato bloccato a Londra (l’applicazione non c’entra nulla)

In due diverse email, inviate a tre giorni di distanza l’una dall’altra, Uber mi ha chiesto di firmare una petizione contro la decisione della Tfl (Transport for London) di non rinnovargli la licenza — che scadrà a breve — che li autorizza ad operare a Londra nei prossimi 4 anni.

Lo dico da utente regolare (praticamente settimanalmente) di Uber: la decisione è giusta, e la lettera non gliela firmo. Uber offre un servizio comodo e utile, oltretutto a un prezzo vantaggioso, e da sempre riesce a sfruttare l’indignazione dei suoi fedeli utenti per giustificare a autorità di controllo varie i suoi comportamenti controversi e il suo totale disinteresse nel rispettare qualsiasi regola.

La decisione della Tfl non è dovuta, però, come Uber vorrebbe al solito far credere, a un fastidio verso il suo modello di business — a un astio nei confronti della startup innovativa che si ritrova a competere con il vecchio modo di fare le cose e i suoi ordini.

C’entrano invece due cose, come spiega London Reconnections. Nessuna di queste due è l’app o il servizio che Uber offre.

Uber — in quanto azienda di taxi privata — è obbligata a riportare di persona alla polizia, e rapidamente, qualsiasi crimine serio si verifichi durante uno dei suoi viaggi. In un report del 12 Aprile scorso la Metropolitan Police ha informato la Tfl che in più occasioni Uber ha gestito e risolto internamente crimini gravi (gravi, ovvero: un autista con pistola, e molestie sessuali), senza riportarli direttamente alla polizia che per questo ne è venuta a conoscenza con diversi mesi di ritardo. Nella lettera, si legge che:

The facts are that on the 30 January 2016 a female was sexually assaulted by an Uber driver. From what we can ascertain Uber have spoken to the driver who denied the offence. Uber have continued to employ the driver and have done nothing more. While Uber did not say they would contact the police the victim believed that they would inform the police on her behalf.

On the 10 May 2016 the same driver has committed a second more serious sexual assault against a different passenger Again Uber haven’t said to this victim they would contact the police, but she was, to use her words, ‘strongly under the impression’ that they would.

Di per sé, basterebbe a far cadere uno dei pilastri del marketing dell’azienda: che esista per offrire un servizio sicuro, con autisti privati che arrivano sotto casa e ti portano all’ingresso della destinazione.

Uber ha anche sviluppato un programma interno per evitare di venire controllata, Greyball. Non si sa bene in quali occasioni l’abbia usato, e non si sa bene in che modo, ma il programma essenzialmente permette di taggare certi utenti internamente così che questi vedano, invece della vera mappa, una mappa finta — brevemente: Greyball serve a rendere difficili i controlli random degli ispettori.

Nulla di tutto ciò ha a che fare con il servizio che Uber offre, ma al contrario con un modus operandi tipico di Uber — che come un bullo sfrutta l’indignazione degli affezionati utenti per fregarsene di qualsiasi regola. È la declinazione peggiore e più estrema del move fast e break things californiano. Come sottolinea London Reconnections, però, è difficile che questa tattica funzioni con Tfl:

TfL aren’t just a transport authority. They are arguably the largest transport authority in the world. Indeed legislatively speaking TfL aren’t really a transport authority at all (at least not in the way most of the world understands the term). TfL are constituted as a local authority. One with an operating budget of over £10bn a year. They also have a deep reserve of expertise – both legal and technical. […]

In almost every other jurisdiction they have operated in Uber have been able to turn their users into a political weapon. That weapon has then been turned on whatever political weak point exists within the legislature of the state or city they are attempting to enter, using populism to get regulations changed to meet Uber’s needs. The situation in London is unique, simply because there is only one weak point that can be exploited – that which exists between TfL and the Mayor.

L’unico risultato della decisione della Tfl sarà che finalmente Uber dovrà adeguarsi, nonostante il numero di firme e utenti indignati.

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Come ottimizzare un sito per iPhone X

Dal blog di WebKit, una guida su come evitare che il contenuto di una pagina web venga oscurato dal famigerato “notch”:

WebKit in iOS 11 includes a new CSS function, constant(), and a set of four pre-defined constants, safe-area-inset-left, safe-area-inset-right, safe-area-inset-top, and safe-area-inset-bottom. When combined, these allow style declarations to reference the current size of the safe area insets on each side.

Un po’ una cosa triste, che un sito vada ottimizzato per funzionare al meglio su un singolo device.

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Come pensare

Molte delle dispute odierne avvengono perché le persone coinvolte non stanno pensando: stanno reagendo, e basta.

Alan Jacobs ha scritto un libro su come pensare, bene:

  • the dangers of thinking against others
  • the need to find the best people to think with
  • the error of believing that we can think for ourselves
  • how thinking can be in conflict with belonging
  • the dangers of words that do our thinking for us

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Facebook vuole sempre più attenzione

Brad Frost:

But lately I’ve noticed the platform feeling increasingly grabby, to the point where they’ve broken the fourth wall with me and now the whole experience is no longer enjoyable. They’ve gotten so brazen in their tactics to keep users engaged (ENGAGED!) I think it’s no longer possible to be a casual Facebook user. […]

This is what happens when the metric of how much time users spend using your thing supersedes the goal of providing legitimate value to your users. The tricks, hooks, and tactics Facebook uses to keep people coming back have gotten more aggressive and explicit. And I feel that takes away from the actual value the platform provides.

Anch’io registro un numero sempre più consistente di notifiche fuffa, del tipo guarda cosa stavi facendo un anno fa, celebra due anni d’amicizia, questo tuo amico ha appena postato una foto, sono tre giorni che non fai x, etc.

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Ci abitueremo a venire osservati dallo smartphone?

Maciej Ceglowski, su Hacker News, si preoccupa di una conseguenza che Face ID potrebbe avere sulla privacy: di come possa venire normalizzata l’idea che un telefono scansioni il nostro volto ogni secondo durante l’uso.

Esattamente come nessuno di noi si pone più il problema di un telefono che in ogni istante sa dove ci troviamo, forse un giorno non ci preoccuperà più un telefono che costantemente ci osserva. Apple è molto attenta alla privacy dei suoi utenti, ma altre aziende — il cui modello di business è basato sulla pubblicità — potrebbero essere spinte a sfruttare il sensore per avere un resoconto ancora più dettagliato delle nostre reazioni e comportamenti:

When you combine this with business models that rely not just on advertising, but on promises to investors around novelty in advertising, and machine learning that has proven extremely effective at provoking user engagement, what you end up with is a mobile sensor that can read second-by-second facial expressions and adjust what is being shown in real time with great sophistication. All that’s required is for a company to close the loop between facial sensor and server.

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In quali Paesi europei hanno senso le macchine elettriche?

Dipende principalmente da come un Paese produce la sua energia; e insomma non hanno senso in Italia, purtroppo, ma nemmeno in Germania, nei Paesi Bassi o nel Regno Unito — questi tre raccolgono il 60% dei veicoli elettrici in circolazione nell’EU.

La mappa di Damien Linhart dà un’idea generale dei Paesi per i quali un’adozione rapida avrebbe senso, e di quelli che prima dovrebbero focalizzarsi sullo sviluppo di energie rinnovabili.

Esclusa Islanda, Norvegia, Francia, Slovacchia e Ungheria, la motivazione ecologica per l’incentivo all’adozione dell’elettrico non sussiste. O meglio: non sussiste l’urgenza. Sarebbe meglio se gli incentivi andassero a supportare il trasporto pubblico, o ad agevolare altri modi di spostarsi in città.

Per bilanciare i dati di Damien — l’Economist alcune settimane fa dichiarava la fine dei motori a scoppio:

Charging car batteries from central power stations is more efficient than burning fuel in separate engines. Existing electric cars reduce carbon emissions by 54% compared with petrol-powered ones, according to America’s National Resources Defence Council. That figure will rise as electric cars become more efficient and grid-generation becomes greener. Local air pollution will fall, too.

Se l’infrastruttura progredisce assieme all’adozione, insomma, siamo sulla buona strada. C’è poi una conseguenza secondaria: le macchine elettriche sono dei computer su ruote, molto meno complesse internamente e più facili da costruire e mantenere. Richiedono meno manodopera. L’Economist prevede cambiamenti enormi per l’intero settore:

Electrification has thrown the car industry into turmoil. Its best brands are founded on their engineering heritage—especially in Germany. Compared with existing vehicles, electric cars are much simpler and have fewer parts; they are more like computers on wheels. That means they need fewer people to assemble them and fewer subsidiary systems from specialist suppliers. Carworkers at factories that do not make electric cars are worried that they could be for the chop. With less to go wrong, the market for maintenance and spare parts will shrink. While today’s carmakers grapple with their costly legacy of old factories and swollen workforces, new entrants will be unencumbered. Premium brands may be able to stand out through styling and handling, but low-margin, mass-market carmakers will have to compete chiefly on cost.

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È arrivato il momento di portare Gatekeeper su iOS?

Come probabilmente avete già letto, Apple in Cina ha rimosso dal proprio App Store i VPN non autorizzati dal governo cinese. Non penso che opporsi sarebbe servito a molto: credo sia plausibile assumere che avrebbe portato o a un veto di vendita sull’iPhone, o a un blocco completo dei servizi web di Apple.

A questo punto, però, mi sembra ovvio che l’App Store rappresenti un problema: permette a governi di Paesi meno democratici di esercitare e forzare un controllo sull’OS. Come sottolinea John Gruber:

The App Store was envisioned as a means for Apple to maintain strict control over the software running on iOS devices. But in a totalitarian state like China (or perhaps Russia, next), it becomes a source of control for the totalitarian regime.

Non credo succederà — porterebbe parte delle vendite fuori dall’App Store — ma Apple dovrebbe implementare su iOS una soluzione simile a Gatekeeper su macOS.

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Dieci anni fa

Un sito vi permette di tornare indietro nel tempo e visitare YouTube, Facebook, New York Times e altri fra i principali siti come apparivano ai visitatori dieci anni fa.

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Webmentions: il futuro dei commenti

Inizio a inciampare su blog che hanno adottato Webmentions, a volte al posto dei commenti. Webmentions è una specifica del W3C, uno standard per conversazioni e menzioni sul web — immaginate replies e retweet ma in formato standard, quindi che funzionano su domini, siti e piattaforme diverse. Webmentions è molto simile al vecchio Pingback, ma supporta anche altri tipi di risposta.

Volendo Twitter, Facebook & co. potrebbero adottare lo standard, ma ovviamente non lo fanno. Se lo adottassero sarebbe possibile mostrare i loro contenuti come risposte a un post — e ricostruire una parte del web che è andata a finire dentro piattaforme.

Nel frattempo, se volete implementarlo, Brid.gy offre un ponte fra questi servizi e il proprio blog.

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Android è a un vicolo cieco?

Secondo Thom Holwerda, che scrive su OSNews, nei prossimi anni Android subirà una trasformazione radicale volta a lasciarsi alle spalle alcuni dei problemi fondamentali che Google negli anni non è riuscita a risolvere, ma che porterà anche all’abbandono di Linux.

Da dove viene il sospetto? Molte risorse e diversi fra i principali sviluppatori di Google stanno lavorando su Fuchsia — un sistema operativo sperimentale, dice Google —, invece che su Android:

Android in its current form suffers from several key architectural problems – it’s not nearly as resource-efficient as, say, iOS, has consistent update problems, and despite hefty hardware, still suffers from the occasional performance problems, among other things – that Google clearly hasn’t been able to solve. It feels like Android is in limbo, waiting for something, as if Google is working on something else that will eventually succeed Android.

Is that something Fuchsia? Is Project Treble part of the plan, to make it easier for Google to eventually replace Android’s Linux base with something else? If Android as it exists today was salvageable, why are some of the world’s greatest operating systems engineers employed by Google not working on Android, but on Fuchsia? If Fuchsia is just a research operating system, why did its developers recently add actual wallpapers to the repository? Why does every design choice for Fuchsia seem specifically designed for and targeted at solving Android’s core problems?

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Dati fra la polvere

Roomba, il robottino che pulisce la casa, oltre a raccogliere polvere raccoglie anche un bel po’ di dati interessanti sulla casa stessa — mappandola e facendosi un’idea di come sia organizzata grazie ai sensori laser che gli permettono di evitare gli ostacoli.

L’azienda che lo produce si è accorta che mentre la polvere non è redditizia, questi dati potrebbero tornare molto utili nello sviluppo di dispositivi ‘smart’ per la casa — e sta pensando di venderli a terzi:

That data is of the spatial variety: the dimensions of a room as well as distances between sofas, tables, lamps and other home furnishings. To a tech industry eager to push “smart” homes controlled by a variety of Internet-enabled devices, that space is the next frontier. […]

With regularly updated maps, Hoffman said, sound systems could match home acoustics, air conditioners could schedule airflow by room and smart lighting could adjust according to the position of windows and time of day.

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I wallpaper delle vecchie versioni di macOS — in alta risoluzione

Improvvisamente mi sembra di essere tornato indietro al PowerBook G4, a Tiger. Scaricate.

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Come trovare un’idea per una startup

Da Hacker News:

  1. Pick an industry
  2. Ask someone in that industry what they use spreadsheets for
  3. Build something better

Mi ricorda un’analisi di Ben Evans. Sosteneva che la minaccia principale all’esistenza di Office — in particolare PowerPoint e Excel: due prodotti che vengono utilizzati per i compiti più disparati — non sia un Office migliore ma singole applicazioni che svolgano ciascuna i vari e molteplici compiti che negli anni aziende e persone hanno affidato (impropriamente) a PowerPoint e Excel.

Excel era inizialmente un sistema per analizzare dati numerici, ma col tempo è diventato un software adottato universalmente da aziende di ogni tipo per immagazzinare qualsiasi tipo di dato dentro tabelle. Un database alla portata di tutti. Non c’è bisogno di un Excel migliore perché la maggior parte degli utenti non ha bisogno di Excel; usa Excel perché è uno strumento adattabile, con il quale organizzare facilmente una mole di dati.

Scrive Joel Spolsky, uno dei fondatori di Trello:

Most people just used Excel to make lists. Suddenly we understood why Lotus Improv, which was this fancy futuristic spreadsheet that was going to make Excel obsolete, had failed completely: because it was great at calculations, but terrible at creating tables, and everyone was using Excel for tables, not calculations.

PowerPoint gets killed by things that aren’t presentations at all“, concludeva Evans. Lo stesso vale per Excel. Entrambi verranno rimpiazzati da centinaia di applicazioni; non da un foglio di calcolo migliore, né da un altro software per creare presentazioni.

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Il mio sito ha bisogno di HTTPS?

La risposta è sì, anche se non contiene dati confidenziali, non raccoglie password, non ha form, o è uno stupido sito con nulla d’interessante dentro. I browser si stanno già attrezzando per screditare i siti senza HTTPS — presto Chrome mostrerà un alert ai visitatori avvisandoli che il sito non è sicuro, e lo farà per ciascun form. Anche per quei form che servono ad iscriversi a una semplice newsletter.

Una fra le molte ragioni a favore dell’HTTPS è che preserva l’integrità di un sito. Avete mai notato come da WiFi pubblici — aeroporti, hotel, etc. — certe pagine web appaiano modificate con pubblicità aggiuntive? Questo perché inseriscono script, contenuti, iframe. Volete che terze entità modifichino a vostra insaputa il layout e il contenuto del vostro sito? Volete che un visitatore pensi che quell’odiosa pubblicità sia stata messa lì da voi?

No, appunto — e con HTTPS non possono farlo.

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Non ne hai avuto abbastanza?

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