Zuckerber e il cosmopolita immaginario

C’è un’immagine che piace molto a Zuckerberg e che a Zuckerberg piace aggiornare una volta all’anno. È una mappa del mondo che racconta una storia, quella che piace a Zuckerberg, sugli utenti di Facebook — le connessioni degli utenti collegano i continenti fra loro, delineano i bordi delle nazioni e descrivono un mondo globale e interconnesso, fatto di cosmopoliti. Non c’è una mappa sotto, ma solo connessioni e utenti che assieme formano la mappa e comunicano.

A Zuckerberg la mappa piace perché rappresenta le connessioni; mostra come Facebook abbia connesso e ravvicinato comunità distanti fra loro. Quello che la mappa nasconde è come, al contrario, la maggior parte delle interazioni che avvengono su Facebook siano locali — le stime dicono che le connessioni che attraversano i confini nazionali siano fra il 12% e il 16%. Le altre avvengono con i vicini di casa, con le persone che già conosciamo.

Secondo Ethan Zuckerman la mappa delinea un mondo immaginario, che porta sia Zuckerberg che Facebook a focalizzarsi su problemi secondari e fittizi, invece che lavorare per rafforzare i legami delle comunità locali:

Zuckerberg is being led astray by his own map. The most challenging problems Facebook faces are not those of ensuring that all humanity is connected. The challenge is to manage the connections we already have. Facebook’s tendency to connect us most tightly with those who share our perspectives and views is part of the web of forces leading to polarization and the breakdown of civility in politics in the US and elsewhere. The tendency to pay attention to the struggles and difficulties of our friends distances us from struggles in other communities, even as networks make it more possible for us to connect with those directly effected. Before we take the next step in human evolution, we need to look closely at the downsides of the connectivity we’ve already achieved.

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