The Daily: un giornale che si è dimenticato dei contenuti

Si è conclusa un paio di giorni fa la mia esperienza con il The Daily, che potrei a questo punto anche cancellare dall’iPad. Le ragioni che mi portano ad affermare questo sono in particolar modo una delusione che sin da lancio mi ha pervaso per  un’app presentata come qualcosa di nuovo, di rivoluzionario, che di fatto altro non è che l’ennesima applicazione per leggere notizie.

La ragione principale della mia delusione è che non si costruisce un giornale partendo dalla base teorica che la tecnica sia più importante del contenuto. E qui invece lo si è fatto: si è creduto che più che i giornalisti, più che i contenuti, ad essere importante del Daily fosse il formato, l’iPad, la tecnica, il mezzo attraverso cui arriva. La qualità delle notizie è un po’ simile alla qualità delle notizie di USA Today, un giornale la cui popolarità è dovuta soprattutto all’aver dato immagini a colore ai lettori.

Potrei elencarne molte altre, tante e svariate, di ragioni del suo insuccesso, a partire da quella annoverata da Marco Arment che riguarda l’assurdità di pagare giornalmente per contenuti dei quali mi importa ben poco. Lo sport in primis, nel mio caso: perché darmelo se tanto so a priori che nemmeno per errore correrò il rischio di leggerlo? Perché non farmi scaricare solamente le sezioni che mi interessano?

O potremmo discutere della grafica. Ma quanto è brutta? Ma il fatto è che non è solo brutta: è strana. Strana nel senso che non è per niente integrata col resto dell’OS; ha uno stile proprio, i bottoni non rispettano lo stile classico dei bottoni, c’è un uso eccessivo del “carosello”. Ci si trova a disagio al primo impatto. Io mi sono trovato a disagio; non è fatta per la lettura.

O potremmo infine sottolineare, come fa Gruber, la lentezza d’avvio. Il fatto che prima di poter leggere le notizie occorra attendere un minuto, se non più, perché queste vengano scaricate. Ma queste ragioni sono, appunto, tecniche: col tempo potranno essere risolte. Resta invece la scarsa qualità dei contenuti, il vero grosso problema a mio vedere. Perché è ovvio che se vuoi che io paghi 0,99 dollari per leggere qualcosa devi darmi un qualcosa che in rete non possa trovare gratis, che sia qualitativamente migliore rispetto agli articoli dei blog.

Scrivevo, un anno fa circa, che “il giornalismo potrà salvare se stesso offrendo contenuti di qualità, di valore”. Lo diceva Sofri, due anni fa, che “il futuro del giornalismo è fare le cose bene”, e Sergio Maistrello, in Giornalismo e nuovi media, esprimeva lo stesso concetto in una forma un po’ diversa: “E’ il giornalismo la via di uscita dalla crisi del giornalismo”. Ovvero che a differenziare il giornalismo da altro, dai contenuti che si possono trovare gratuitamente i rete, sia e debba essere la qualità dei contenuti stessi. E la qualità al Daily manca. E Murdoch deve capire questo: che io sono disposto a pagare anche una pessima integrazione di un quotidiano se questo mi contiene gli articoli di Christopher Hitchens e di altri giornalisti che stimo. E la forma, per una volta, è l’ultimo dei miei problemi: viene dopo.

3 risposte a “The Daily: un giornale che si è dimenticato dei contenuti”

  1. Mirko Grewing ha detto:

    Bell’articolo… Non ho ancora provato l’applicazione ma ancora non ho trovato pareri positivi argomentati a dovere.

    P.S.: Perdona la pedanteria ma giacché si parli seppur occasionalmente di giornalismo il “più pessima” è un pugno nell’occhio di un bell’articolo! ;)

  2. Philapple ha detto:

    Grazie e fatto :)

  3. […] base teorica che la tecnica sia più importante del contenuto. E qui invece lo si è fatto. Il solito, stesso, medesimo errore di sempre (la qual cosa vale anche per il […]