Sistemi che sanno quello che non sanno

Big Medium spiega come Google potrebbe risolvere il problema delle risposte sbagliate. Il problema è, principalmente, un problema di design: c’è molto che Google potrebbe fare per presentare le risposte in maniera differente, invece che come la verità assoluta.

Google gives only the shallowest context for its featured snippets. Sure, the snippets are always sourced; they plainly link to the page where the answer was extracted. But there’s no sense of what that source is. Is it a Wikipedia-style reference site? A mainstream news site? A partisan propaganda site? Or perhaps a blend of each? There’s no indication unless you visit the page and establish the identity and trustworthiness of the source yourself. […]

People don’t click the source links, and that’s by design. Google is explicitly trying to save you the trouble of visiting the source site. The whole idea of the featured snippet is to carve out the presumed answer from its context. Why be a middleman when you can deliver the answer directly?

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Elogio del contante

Aeon Magazine:

If we are going to refer to bank payments as ‘cashless’, we should then refer to cash payments as ‘bankless’. Because that’s what cash is, and right now it is the only thing standing between us and a completely privatised money system.

Da un paio d’anni a questa parte — complice Londra — ho un contatto sporadico con i contanti: la maggior parte degli acquisti, spostamenti (i bus nemmeno li accettano più), transizioni che effettuo è contactless. I contanti sono un fallback d’emergenza che porto con me, nel caso la carta o Apple Pay non funzionino momentaneamente. E, fino ad oggi, tutto ciò mi è sembrato magnifico. Poter fare a meno di girare con monetine e banconote? Ottimo.

L’altro giorno ho avuto un ripensamento. Ero a Peckham Rye — la stazione della metropolitana più vicina a casa — a ordinare un caffè in un bar aperto da meno di due settimane, in attesa del treno. Nel momento di pagare ho notato la scritta ‘card payments only‘. Un po’ di tempo fa era la carta a venire rifiutata e a essere guardata male in certi luoghi, ora sembra si vada nella direzione opposta. La scusa pare essere che a fine giornata i soldi non vanno contati, portati in banca — e insomma è più facile gestirli se sono virtuali. Per la prima volta la possibilità di pagare con carta mi è sembrata, invece di un’opzione conveniente, un obbligo.

Aeon Magazine, nell’articolo linkato in apertura, suggerisce di definire una società basata solamente su pagamenti contactless come bank-payment society: una società in cui le banche gestiscono qualsiasi spostamento del denaro, in cui l’infrastruttura principale per i pagamenti non è aperta e distribuita, aperta, ma appartiene a una serie di entità private:

This second mode of money is essentially private, running off an infrastructure collectively controlled by profit-seeking commercial banks and a host of private payment intermediaries – like Visa and Mastercard – that work with them. The data inscriptions in your bank account are not state money. Rather, your bank account records private promises issued to you by your bank, promising you access to state money should you wish. Having ‘£500’ in your Barclays account actually means ‘Barclays PLC promises you access to £500’. The ATM network is the main way by which you convert these private bank promises – ‘deposits’ – into the state cash that has been promised to you. The digital payments system, on the other hand, is a way to transfer – or reassign – those bank promises between ourselves.

Insomma, non è auspicabile. E siccome il caffè mi è costato, al solito, più di £2, direi che la fatica di contare i soldi a fine giornata potrebbero farsela.

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Un web globale

Provate a visitare il sito di Ryanair con javascript disabilitato e, sorpresa — non solo non funzionerà nulla, ma nemmeno apparirà nulla. La ragione è che il sito di Ryanair è stato rifatto, due anni fa circa, completamente in Angular ignorando buone pratiche come il progressive enhancement: javascript, invece di migliorare le funzionalità del sito, è essenziale affinché funzioni. La stessa cosa succede a molte web app, e per certe né è facilmente evitabile e nemmeno è un problema — il discorso è a mio parere diverso per dei siti web come quello i Ryanair che probabilmente, facilmente, vengono utilizzati in viaggio, con connessioni limitate e poco affidabili, di fretta, e che contengono informazioni alle quali l’utente deve accedere.

Nell’ambiente in cui lavoro, sembra quasi che di recente la convenienza, rapidità e facilità di sviluppo per lo sviluppatore siano diventate più importanti dell’usabilità finale del prodotto per l’utente. Si scelgono così tecnologie, librerie, framework e scorciatoie che facilitano la vita allo sviluppatore, ma finiscono anche con l’appesantire il prodotto finale per tutti gli utenti.

L’articolo di Smashing Magazine, World Wide Web, Not Wealthy Western Web, ci ricorda — assieme a varie buone pratiche da adottare — che il web è globale: ad utilizzarlo non siamo solamente noi con iPhone di ultima generazione, Mac recenti e connessioni illimitate e veloci, con Chrome e supporto alle ultime tecnologie. Quando prendiamo decisioni come quella presa da Ryanair tagliamo fuori un enorme pezzo del mercato — che, probabilmente, se ne avesse l’opportunità, utilizzerebbe a sua volta il nostro prodotto:

Across the world, regardless of disposable income, regardless of hardware or network speed, people want to consume the same kinds of goods and services. And if your websites are made for the whole world, not just the wealthy Western world, then the next 4 billion people might consume the stuff that your organization makes.

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I giochi del Game Boy sull’Apple Watch

Uno sviluppatore ha creato un emulatore per portare i vecchi videogiochi del Game Boy su Apple Watch (ci si muove fra swipe e digital crown).

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Scusa per il ritardo nel risponderti

Non sono messo molto meglio di questa persona:

O.K., so it’s taken me two weeks to get back to you, and I have no excuse beyond the fact that I just didn’t care about your thing. I still don’t care, but I’m trying to foster a false sense of productivity by cleaning out my inbox. Please don’t respond to this response and undo my hard work! Looping in Laura, in case you feel that you have to write to someone.

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I bottoni per la condivisione non servono a nulla (su mobile)

Big Medium:

Only 2 out of every 1000 mobile web users ever tap a custom share button—like even once—according to a Moovweb study. We found similarly tiny numbers during our research designing Philly.com and verticals for About.com. That means people are over 11 times more likely to tap a mobile advertisement than a mobile share button for Facebook, Twitter, Pinterest, etc.

A meno che non abbiano raggiunto la pagina tramite un social network: in quel caso sono venti volte più propensi a farne uso.

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Storia del tizio che dice di avere inventato l’email

In riferimento al post precedenteThe Outline racconta la storia di Shiva Ayyadurai, un tizio che dice di avere inventato l’email. Con i vari domini (tutti relativi alla posta elettronica) registrati a suo nome è riuscito a ingannare Google, che alla domanda ‘Chi ha inventato l’email?‘ un po’ di tempo fa rispondeva Shiva Ayyadurai senza indugio.

Fonte dello snippet? Il sito stesso del tizio, come racconta The Outline:

Here’s what a search for “who invented email” turns up on Google. It’s Shiva Ayyadurai. The source is Shiva Ayyadurai’s website. The snippet isn’t even in full sentences because it’s so stuffed with keywords. The issue with this particular featured snippet is bigger than one wrong answer. It’s that Google got roped into a disinformation campaign waged by Ayyadurai.

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Password Rules Are Bullshit

I’ll go so far as to say your password is too damn short. These days, given the state of cloud computing and GPU password hash cracking, any password of 8 characters or less is perilously close to no password at all. So then perhaps we have one rule, that passwords must not be short. A long password is much more likely to be secure than a short one … right?

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Le risposte fasulle di Google

Da un paio d’anni Google ha iniziato a dare risposte: a selezionare, fra le fonti e i risultati di una ricerca, una singola risposta da evidenziare in un riquadro in cima alla lista dei risultati. Google promuove questi risultati dandogli un maggiore peso visivo e includendo il loro contenuto direttamente nella pagina dei risultati — evitando così all’utente di dover visitare un altro sito per leggerli. Li chiama featured snippets:

Quando un utente pone una domanda, la risposta restituita potrebbe essere mostrata in un riquadro speciale di snippet in primo piano nella parte superiore della pagina dei risultati di ricerca. Questo riquadro di snippet in primo piano include un riepilogo della risposta estratto da una pagina web, insieme a un link alla pagina, il relativo titolo e l’URL.

L’obiettivo è quello di riuscire a rispondere direttamente alle domande dell’utente, invece di essere uno strumento di ricerca per trovare e valutare delle possibili risposte. Stando ai dati raccolti da Google agli utenti queste risposte senza sforzo, immediate, piacciono — perché possono trovare quello che cercano senza dover visitare un altro sito o un’altra app. Funzionano molto dai dispositivi mobili — perché siamo più di fretta — ma soprattutto sono un vantaggio competitivo per quanto riguarda gli assistenti vocali: una lista di risultati non funziona su smartwatch e assistenti come Google Home e né Siri né Echo sono al momento in grado di fornire risposte dirette estrapolate da pagine web.

Il problema è che, come sottolinea un post di The Outline, queste risposte a volte sono assurde, sbagliate, aiutano a diffondere teorie cospirazioniste; sono insomma inaffidabili. Google risponde Obama alla domanda ‘chi è il re degli Stati Uniti?’, pensa che lo stesso stia pianificando un colpo di stato, e spiega che tutte le donne sono prostitute se gli si chiede ‘perché le donne sono cattive?’. Un algoritmo, basato su popolarità di un risultato, pagerank e altri oscuri criteri, promuove un risultato a risposta in automatico. Google ha la capacità di intervenire manualmente per modificare le risposte di certe ricerche, e spesso lo fa, ma è probabile che passi del tempo prima che si renda conto sia necessario intervenire — e in quel tempo molte persone leggano la risposta fasulla:

In theory, featured snippets will always temporarily turn up some bad answers, but the net effect would be better answers. “It’ll never be fully baked, because Google can’t tell if something is truly a fact or not,” said Danny Sullivan of Search Engine Land. “It depends on what people post on the web. And it can use all its machine learning and algorithms to make the best guess, but sometimes a guess is wrong. And when a guess is wrong, it can be spectacularly terrible.”

Tutto ciò è un problema perché, stando a un recente sondaggio, il 63% delle persone si fida di Google. Queste risposte sono decontestualizzate: l’utente non visita il sito originario, non nota il layout, il contenuto o gli autori (tutti indizi che aiutano a valutare la veridicità di una fonte), ma le legge attraverso l’interfaccia pulita di Google, e potrebbe così essere portato a pensare che queste risposte vengano direttamente da Google (il problema è peggiore con gli assistenti vocali).

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L’iPhone visto dai ciechi

David Pogue:

A few years ago, backstage at a conference, I spotted a blind woman using her phone. The phone was speaking everything her finger touched on the screen, allowing her to tear through her apps. My jaw hit the floor. After years of practice, she had cranked the voice’s speed so high, I couldn’t understand a word it was saying.

And here’s the kicker: She could do all of this with the screen turned off. Her phone’s battery lasted forever.

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Che cos’è il design?

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Che cos’è il design?

😂

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Voice and the uncanny valley of AI

For voice to work really well you need a narrow and predictable domain. You need to know what the user might ask and the user needs to know what they can ask. This was the structural problem with Siri – no matter how well the voice recognition part worked, there were still only 20 things that you could ask, yet Apple managed to give people the impression that you could ask anything, so you were bound so ask something that wasn’t on the list and get a computerized shrug. Conversely, Amazon’s Alexa seems to have done a much better job at communicating what you can and cannot ask. Other narrow domains (hotel rooms, music, maps) also seem to work well, again, because you know what you can ask. You have to pick a field where it doesn’t matter that you can’t scale.

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The Coming Revolution in Email Design

Perhaps more interesting is Gmail’s added support for embedded CSS and element, class, and ID selectors. With this one change, embedded styles will be nearly universally supported—meaning that email designers will no longer be bound to inline styles and all the headaches they bring. Emails will now be easier to design, develop, and maintain. The lighter code base and more familiar style of writing CSS means that many of the blockers for web developers taking email seriously will be removed.

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Ci siamo seduti?

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Ci siamo seduti?

Nel suo ultimo libro, The Complacent Class, Tyler Cowen — blogger ed economista — sostiene che la società americana abbia smesso di rischiare e si sia seduta — preferendo miglioramenti marginali a tecnologie pre-esistenti piuttosto che cambiamenti radicali, il che ha contribuito col portare l’economia a una situazione di stagnazione. A cambiamenti radicali nel modo di creare, consumare e organizzare l’informazione si sono affiancati cambiamenti marginali nel mondo fisico: treni, aerei, infrastruttura, ad esempio, non sono progrediti di pari passo con il mondo virtuale.

Secondo Tyler, questo ritmo di ‘non cambiamento’ non è sostenibile:

The Complacent Class argues that this cannot go on forever. We are postponing change, due to our near-sightedness and extreme desire for comfort, but ultimately this will make change, when it comes, harder. The forces unleashed by the Great Stagnation will eventually lead to a major fiscal and budgetary crisis: impossibly expensive rentals for our most attractive cities, worsening of residential segregation, and a decline in our work ethic. The only way to avoid this difficult future is for Americans to force themselves out of their comfortable slumber—to embrace their restless tradition again.

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La CIA ha sviluppato dei sistemi per accedere alle telecamere e ai microfoni di smartphone e Smart TV

Wikileaks ha rilasciato più di 8.000 documenti provenienti dalla CIA che descrivono la capacità dell’agenzia di accedere e prendere il controllo di microfoni e telecamere di smartphone, smart TV, computer, etc. senza che i loro utenti se ne accorgano.

Scrive il Washington Post:

In the case of a tool called “Weeping Angel” for attacking Samsung SmartTVs, Wikileaks wrote, “After infestation, Weeping Angel places the target TV in a ‘Fake-Off’ mode, so that the owner falsely believes the TV is off when it is on, In ‘Fake-Off’ mode the TV operates as a bug, recording conversations in the room and sending them over the Internet to a covert CIA server.”

Siccome questi malware riguardano il sistema operativo/device e non l’applicazione in uso dall’utente, tramite essi la CIA è riuscita praticamente a bypassare la sicurezza di Signal, WhatsApp, Weibo e Telegram.

Il tipo di attacco è differente in natura dai precedenti rivelati da Snowden: mentre quelli erano di mass surveillance — non relativi a una persona o a un device specifico —, quest’ultimi si focalizzano su device mirati.

In un certo triste modo, seppur in minima parte, il leak potrebbe anche non essere del tutto una notizia negativa: dimostra che il crittaggio end-to-end funziona, e che sta spingendo la CIA ad attacchi più mirati, verso persone specifiche, invece che a collezionare indiscriminatamente i dati dei cittadini.

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I prossimi iPhone avranno una porta USB-C?

Secondo un articolo del Wall Street Journal i prossimi iPhone abbandoneranno la porta proprietaria Lightning a favore di una porta standard USB-C.

Gruber non ne è convinto — e ha persuaso anche me che non succederà:

If Apple had any plans to switch from Lightning to USB-C, why wouldn’t they have switched last year with the iPhone 7, when they started making tens of millions of pairs of Lightning ear buds? Why did they put a Lightning port on the AirPods case? My expectation has been that iPhones will neverswitch to USB-C — that Apple would stick with Lightning until they can do away with external ports entirely.

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Logobook

Un catalogo di loghi belli, organizzati per categorie (tipografici, con animali, geometrici, etc.).

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OverSight

Applicazione

OverSight

OverSight è una piccola utility sviluppata da Objective-See per monitorare l’uso e l’accesso alla videocamera e al microfono integrati nel Mac; l’app invia una notifica ogni volta che questi si attivano.

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Milanote

Sto provando da un paio di settimane Milanote, un’applicazione che aiuta a organizzare e mettere in relazione appunti, note testuali, link, immagini, etc. senza confinare l’utente a un layout rigido.

La fase di ricerca, iniziale, di scrittura di un testo lungo può rivelarsi difficile da portare avanti solamente su computer: spesso è necessario avere una visione d’insieme di quello su cui si sta lavorando, ma l’organizzazione per documenti, pagine web e file rende difficile avere tutto sott’occhio.

Milanote serve a quello: organizza gli appunti dentro “cards” — disposte spazialmente su una “board”.

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Il W3C ha approvato uno standard per sottolineare e commentare il web

W3C:

Many websites already allow comments, but current […] systems rely on unique, usually proprietary technologies chosen and provided by publishers. Notes cannot be shared easily across the Web and comments about a Web page can only be saved and viewed via a single website. Readers cannot select their own tools, choose their own service providers or bring their own communities.

Il W3C ha iniziato a scrivere una specifica, uno standard, per annotare le pagine web.

La notizia è eccitante sia perché significa che sarà finalmente possibile annotare, commentare, sottolineare una pagina web nativamente, senza bisogno di uno script o plugin aggiuntivo — la funzionalità sarà supportata dal browser! —, sia perché nel farlo i dati verranno salvati secondo uno standard, e quindi saranno condivisibili e riutilizzabili senza limitazioni: apparterranno al lettore, a chi li lascia, invece che alla piattaforma utilizzata per commentare (es. Disqus), al sito (es. Medium), o alla piattaforma di distribuzione (es. Kindle).

Immaginate se gli highlights del Kindle (ebook = pagina web, di fatto) invece di stare chiusi dentro l’ecosistema di Amazon appartenessero a voi, e stessero in un altro posto assieme a tutte le altre cose che vi siete salvati, condivisibili con altri lettori e riutilizzabili con altri contenuti.

Come spiega Hypotesis, l’aspetto eccitante della specifica del W3C è proprio questo: che le annotazioni stanno altrove rispetto al documento a cui fanno riferimento:

While many applications, from PDF readers and Google Docs to the Kindle, support some kind of annotation functionality, what the W3C formalized yesterday is fundamentally different. The W3C architecture provides for a model where annotations live separately from documents and are reunited and reanchored in real-time whenever the relevant document is present. The benefit of this is that annotations now come under the control and election of the user, rather than at the sole discretion of the publisher. Whereas previously annotation was likely a solitary act when implemented in a native app, or the most public act when it took place in a Disqus or Livefyre comment widget, web annotations will allow users to form communities freely, and those communities can extend across any internet-connected document, whether in HTML, PDF, EPUB, or other formats.

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Non ne hai avuto abbastanza?

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