Trollare gli spammers

La prossima volta che ricevete un’email da un principe nigeriano inoltratela a sp@mnesty.com, che si occuperà di rispondergli. L’intento di Spamnesty è quello di far perdere tempo agli spammers, facendoli parlare con un bot.

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Le gesture dell’iPhone X vengono da webOS

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Le gesture dell’iPhone X vengono da webOS

Molte delle gesture introdotte da Apple sull’iPhone X — che poi sono la novità principale e ciò che più stupisce: quanto sia fluido e immediato spostarsi da un’app all’altra e interagire con iOS — vengono da webOS, l’OS del 2010 di Palm (purtroppo fallito). Si può ritrovare pure la barra orizzontale che sta in basso allo schermo.

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Cose lette nel 2017

Ho aggiunto al mio sito personale una pagina con i libri che ho letto nel 2017. Il romanzo che più mi è piaciuto è stato Americanah (di Chimamanda Ngozi Adichie; guardate i suoi due interventi al TED se non la conoscete), mentre il libro di saggistica più interessante è stato Sapiens.

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Zuckerber e il cosmopolita immaginario

C’è un’immagine che piace molto a Zuckerberg e che a Zuckerberg piace aggiornare una volta all’anno. È una mappa del mondo che racconta una storia, quella che piace a Zuckerberg, sugli utenti di Facebook — le connessioni degli utenti collegano i continenti fra loro, delineano i bordi delle nazioni e descrivono un mondo globale e interconnesso, fatto di cosmopoliti. Non c’è una mappa sotto, ma solo connessioni e utenti che assieme formano la mappa e comunicano.

A Zuckerberg la mappa piace perché rappresenta le connessioni; mostra come Facebook abbia connesso e ravvicinato comunità distanti fra loro. Quello che la mappa nasconde è come, al contrario, la maggior parte delle interazioni che avvengono su Facebook siano locali — le stime dicono che le connessioni che attraversano i confini nazionali siano fra il 12% e il 16%. Le altre avvengono con i vicini di casa, con le persone che già conosciamo.

Secondo Ethan Zuckerman la mappa delinea un mondo immaginario, che porta sia Zuckerberg che Facebook a focalizzarsi su problemi secondari e fittizi, invece che lavorare per rafforzare i legami delle comunità locali:

Zuckerberg is being led astray by his own map. The most challenging problems Facebook faces are not those of ensuring that all humanity is connected. The challenge is to manage the connections we already have. Facebook’s tendency to connect us most tightly with those who share our perspectives and views is part of the web of forces leading to polarization and the breakdown of civility in politics in the US and elsewhere. The tendency to pay attention to the struggles and difficulties of our friends distances us from struggles in other communities, even as networks make it more possible for us to connect with those directly effected. Before we take the next step in human evolution, we need to look closely at the downsides of the connectivity we’ve already achieved.

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La velocità dei computer, dal 1977 a oggi

A Dan Luu sembra che i computer che usa oggi siano più lenti dei computer che usava quando era piccolo. Ha quindi fatto dei test e ha misurato i millisecondi che intercorrono fra la pressione di un tasto e la rappresentazione della lettera corrispondente al tasto nel terminale.

I risultati sono molto interessanti. Il computer più veloce di sempre, con 30ms di latenza, è l’Apple II, un computer del 1983. Il MacBook Pro del 2014 ha 100ms di latenza, per dire.

Almost every computer and mobile device that people buy today is slower than common models of computers from the 70s and 80s. Low-latency gaming desktops and the ipad pro can get into the same range as quick machines from thirty to forty years ago, but most off-the-shelf devices aren’t even close.

If we had to pick one root cause of latency bloat, we might say that it’s because of “complexity”. Of course, we all know that complexity is bad. If you’ve been to a non-academic non-enterprise tech conference in the past decade, there’s a good chance that there was at least one talk on how complexity is the root of all evil and we should aspire to reduce complexity.

Altrettanto interessanti sono i risultati dei dispositivi mobili: i più veloci sono tutti Apple (l’iPad Pro da 10.5″ vince su tutti), poi c’è il GameBoy Color e un Blackberry ma bisogna scendere un bel po’ nella lista, per trovare il primo Android.

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Per quanto tempo puoi nasconderti?

Un reporter della BBC ha deciso di testare l’efficienza dell’infrastruttura di sorveglianza del governo cinese — dopo essersi fatto registrare nel database (che contiene tutti i cittadini), è andato a spasso per Guiyang lasciando che la polizia prima o poi lo identificasse tramite le telecamere sparse per la città. In Cina ci sono 170 milioni di CCTV; il governo ha intenzione di installarne altre 400 milioni nel corso dei prossimi tre anni.

Ci sono voluti meno di sette minuti, per trovarlo.

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I vantaggi di RAW

Halide è un’applicazione che rimpiazza la fotocamera di default dell’iPhone, introducendo funzionalità aggiuntive e avanzate, riuscendo a renderle usabili e semplici anche ad utenti non esperti di fotografia (come il sottoscritto).

Nell’ultimo aggiornamento, che la rende compatibile con iPhone X, gli sviluppatori di Halide hanno aggiunto il supporto a RAW, un formato che cattura e conserva un numero superiori di informazioni per ogni fotografia e permette, di conseguenza, più libertà durante la fase di editing di uno scatto:

Processing RAW files is a lot of work, so that’s why Apple saves the processed file as a JPEG or HEIC. These require much less space, and they’re much faster to load. However, they do this by throwing out information that your monitor doesn’t need, and details that your eyes can’t see.

When you shoot JPEG, you really need to get the photo perfect at the time you take it. With RAW and its extra data, you can easily fix mistakes, and you get a lot more room to experiment.

What kind of data? RAW files store more information about detail in the highlights (the bright parts) and the shadows (the dark parts) of an image. Since you often want to ‘recover’ a slightly over or under-exposed photo, this is immensely useful.

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App: The Human Story

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App: The Human Story

Un documentario sulle persone dietro alle applicazioni, e la cura e dedizione che ci mettono. Qui c’è il trailer, mentre nel video in apertura Neven Mrgan di Panic parla di skeumorfismo.

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Cosa succederà all’industria automobilistica?

Bob Lutz, ex vicepresidente di General Motors, scrive che l’industria automobilistica così come la conosciamo finirà nel prossimi 15-20 anni. Non servirà che il pubblico accetti la transizione dall’inizio, basterà che lo facciano le grandi aziende — Uber, FedEx, UPS, etc.

Gli spostamenti avverano per mezzo di moduli standardizzati, i produttori di questi moduli (= le aziende automobilistiche che riusciranno ad adattarsi) perderanno importanza, profitti e potere rispetto ai gestori del servizio — gli Uber e Amazon del futuro:

The companies that can move downstream and get into value creation will do OK. But unless they develop superior technical capability, the manufacturers of the modules, the handset providers, if you will, will have their specifications set by the big transportation companies.

The fleets will say, “We want a module of a certain length, a certain weight and a certain range. They will prescribe the mileage and the acceleration and take bids.”

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Il web è diventato d’intralcio a Google e Facebook?

The Next Web:

Internet Service Providers (ISPs) are probably soon going to dictate what traffic can or cannot arrive at people’s end devices. GOOG-FB-AMZN traffic would be the most common, due to their popularity among internet users. Because of this market demand, ISPs will likely provide cheap plans with access to GOOG-FB-AMZN, while offering more expensive plans with full internet access — and it’s already a reality in countries like Portugal.

This would expand even more the dominance the three tech giants already enjoy. There would be no more economical incentive for smaller businesses to have independent websites, and a gradual migration towards Facebook Pages would make more sense. Smaller e-commerce sites would be bought by AMZN or go bankrupt. Because most internet users couldn’t open all the sites, GOOG would have little incentive to be a mere bridge between people and sites. […]

The common pattern among these three internet giants is to grow beyond browsers, creating new virtual contexts where data is created and shared. The Web may die like most other technologies do, simply by becoming less attractive than newer technologies. And like most obsolete technologies, they don’t suddenly disappear, neither do they disappear completely.

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Le ‘dark kitchens’ di Deliveroo

Vicino alla stazione di East Dulwich c’è un capannone dal quale fuoriescono a qualsiasi orario del giorno e in maniera costante motorini di Deliveroo. Altra constatazione su Deliveroo: a East Dulwich consegnano certi ristoranti del centro che a East Dulwich non esistono.

Com’è possibile? Negli ultimi anni Deliveroo ha aperto diverse di quelle che il Guardian definisce ‘dark kitchens’ — 66 per la precisione. Si trovano in posti non particolarmente affascinanti, a volte dentro container, e permettono ai ristoranti di espandere il loro raggio di consegna senza dover aprire un vero e proprio locale:

Ten metal boxes of a similar size to a shipping container are on this site in Blackwall. They are fitted with industrial kitchen equipment, and two or three chefs and kitchen porters are at work in each, preparing food for restaurants including the Thai chain Busaba Eathai, the US-style MeatLiquor diners, the Franco Manca pizza parlours and Motu, an Indian food specialist set up by the family behind Mayfair’s Michelin-starred Gymkhana.

[…]

This is one of the biggest of 11 sites currently operated by Deliveroo that are home to 66 dark kitchens. Five sites use the metal structures, known as Rooboxes or Deliveroo Editions, while others are in adapted buildings. The majority are in London, but there are others in Leeds, Reading and Hove, tucked away in car parks or on industrial estates. All are close to residential and office areas filled with customers hungry for upmarket takeaways.

In altre parole: il cibo che ordinate dal posto ‘hip’ in centro può darsi provenga invece da un capannone.

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Ostacoli alla privacy

Gli algoritmi per il riconoscimento facciale richiedono una potenza di calcolo che gli smartphone odierni, per quanto potenti, non hanno. Molti — Google, fra questi — caricano le foto online per poi analizzarle in remoto, con degli algoritmi di deep learning che girano su cloud.

Sul Machine Learning Journal, il team di “Computer Vision” di Apple racconta gli ostacoli che ha dovuto affrontare per riuscire a effettuare l’analisi delle facce sul dispositivo. iCloud cripta le foto in locale prima di caricarle sui suoi server; non è quindi possibile analizzarle altrove se non in locale:

We faced several challenges. The deep-learning models need to be shipped as part of the operating system, taking up valuable NAND storage space. They also need to be loaded into RAM and require significant computational time on the GPU and/or CPU. Unlike cloud-based services, whose resources can be dedicated solely to a vision problem, on-device computation must take place while sharing these system resources with other running applications. Finally, the computation must be efficient enough to process a large Photos library in a reasonably short amount of time, but without significant power usage or thermal increase.

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Come disabilitare il correttore automatico sui campi di ricerca

Non ci vuole molto, e non è neppure una cosa nuova: basta aggiungere un paio di attributi all’HTML (autocorrect="off" autocapitalize="off" spellcheck="false"). Facebook (ad esempio) non lo fa per il suo box di ricerca principale; ogni volta che digito un nome leggermente esotico mi viene corretto prima che riesca premere invio. È sorprendentemente diffusa come cosa, ed è fonte continua di frustrazioni.

Dici — e per quei casi in cui il correttore automatico serve, invece? Fate come Google: correggete la parola o la frase nella pagina dei risultati, non prima.

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Interfacce con carta e penna

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Interfacce con carta e penna

L’altro giorno il team che si occupa del design di Airbnb ha pubblicato un articolo su un tool sviluppato internamente che trasforma i wireframes in interfacce fatte e finite. Utilizzando la style guide interna, il tool è in grado di riconosce le forme che il designer ha disegnato su carta, e di associarle a uno dei componenti esistenti.

Nel video d’apertura un simile esperimento, di un tool che funziona uguale, ma che risale a vent’anni fa.

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Storia personale di Twitter

Mike Monteiro racconta la sua relazione con Twitter — un posto inizialmente dove stringere amicizie e incontrare sconosciuti, diventato poi sempre più difficile da gestire e ostile verso i propri utenti:

At some point in 2006, or possibly late 2005, Noah Glass walked into our office all excited about something. That in itself isn’t news because Noah was always excited about something. Dude had an energy. Noah worked across the hall from us on the sixth floor of a old broke-ass building in South Park. He came over all the time. He was friendly like that. Here’s why we’re talking about this particular visit: Noah was excited to tell us about a new thing he was working on. “You can use it to send group SMS.”

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‘Sto premendo spazio e non sta succedendo nulla’

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‘Sto premendo spazio e non sta succedendo nulla’

Potrei cantare la stessa canzone, ma sul tasto Caps Lock. A volte anche altri tasti sembra siano prossimi ad incepparsi, ma con un po’ d’insistenza riprendono a funzionare. Anche il mio MacBook Pro ha poco meno di un anno.

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Alcuni consigli su come gestire il ‘notch’

Max Rudberg propone diversi accorgimenti per gestirlo al meglio, e farsene una ragione. Perché, del resto, Apple non vuole che lo si nasconda:

Apple writes in the HIG: “Don’t attempt to hide the device’s rounded corners, sensor housing, or indicator for accessing the Home screen by placing black bars at the top and bottom of the screen.

In the Designing for iPhone X video, posted by Apple after the X’s announcement, Mike Stern says: “Your app or game should always fill the display that it runs on. Placing black bars at the top or bottom of the screen makes your app feel small, cramped, and inconsistent with other apps on iPhone X”.

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detect.location

Un’applicazione può — ottenendo accesso alla libreria fotografica di un iPhone — indirettamente, analizzando la geolocalizzazione delle foto, venire a conoscenza degli spostamenti di un utente negli ultimi anni.

Lo ha mostrato Felix Krause con una semplicissima applicazione:

Does your iOS app have access to the user’s image library? Do you want to know your user’s movements over the last several years, including what cities they’ve visited, which iPhones they’ve owned and how they travel? Do you want all of that data in less a second? Then this project is for you!

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‘Ho chiesto a Tinder i miei dati — ho ricevuto 800 pagine dettagliate su di me’

Qualsiasi cittadino europeo può richiedere un resoconto dei dati che un servizio ha raccolto sul suo conto. Judith Duportail, del Guardian, l’ha fatto con Tinder:

Some 800 pages came back containing information such as my Facebook “likes”, my photos from Instagram (even after I deleted the associated account), my education, the age-rank of men I was interested in, how many times I connected, when and where every online conversation with every single one of my matches happened … the list goes on.

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Le manopolazioni di Booking.com

Roman Cheplyaka le elenca in un articolo — dal ‘qualcuno ha appena prenotato questa stanza’ alla super offerta, Booking manipola i visitatori generando un senso d’urgenza che spesso non esiste.

Interessante come esempio e lunga lista di cose da non fare se volete essere rispettati dai vostri utenti.

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