Le ‘dark kitchens’ di Deliveroo

Vicino alla stazione di East Dulwich c’è un capannone dal quale fuoriescono a qualsiasi orario del giorno e in maniera costante motorini di Deliveroo. Altra constatazione su Deliveroo: a East Dulwich consegnano certi ristoranti del centro che a East Dulwich non esistono.

Com’è possibile? Negli ultimi anni Deliveroo ha aperto diverse di quelle che il Guardian definisce ‘dark kitchens’ — 66 per la precisione. Si trovano in posti non particolarmente affascinanti, a volte dentro container, e permettono ai ristoranti di espandere il loro raggio di consegna senza dover aprire un vero e proprio locale:

Ten metal boxes of a similar size to a shipping container are on this site in Blackwall. They are fitted with industrial kitchen equipment, and two or three chefs and kitchen porters are at work in each, preparing food for restaurants including the Thai chain Busaba Eathai, the US-style MeatLiquor diners, the Franco Manca pizza parlours and Motu, an Indian food specialist set up by the family behind Mayfair’s Michelin-starred Gymkhana.

[…]

This is one of the biggest of 11 sites currently operated by Deliveroo that are home to 66 dark kitchens. Five sites use the metal structures, known as Rooboxes or Deliveroo Editions, while others are in adapted buildings. The majority are in London, but there are others in Leeds, Reading and Hove, tucked away in car parks or on industrial estates. All are close to residential and office areas filled with customers hungry for upmarket takeaways.

In altre parole: il cibo che ordinate dal posto ‘hip’ in centro può darsi provenga invece da un capannone.

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Ostacoli alla privacy

Gli algoritmi per il riconoscimento facciale richiedono una potenza di calcolo che gli smartphone odierni, per quanto potenti, non hanno. Molti — Google, fra questi — caricano le foto online per poi analizzarle in remoto, con degli algoritmi di deep learning che girano su cloud.

Sul Machine Learning Journal, il team di “Computer Vision” di Apple racconta gli ostacoli che ha dovuto affrontare per riuscire a effettuare l’analisi delle facce sul dispositivo. iCloud cripta le foto in locale prima di caricarle sui suoi server; non è quindi possibile analizzarle altrove se non in locale:

We faced several challenges. The deep-learning models need to be shipped as part of the operating system, taking up valuable NAND storage space. They also need to be loaded into RAM and require significant computational time on the GPU and/or CPU. Unlike cloud-based services, whose resources can be dedicated solely to a vision problem, on-device computation must take place while sharing these system resources with other running applications. Finally, the computation must be efficient enough to process a large Photos library in a reasonably short amount of time, but without significant power usage or thermal increase.

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Come disabilitare il correttore automatico sui campi di ricerca

Non ci vuole molto, e non è neppure una cosa nuova: basta aggiungere un paio di attributi all’HTML (autocorrect="off" autocapitalize="off" spellcheck="false"). Facebook (ad esempio) non lo fa per il suo box di ricerca principale; ogni volta che digito un nome leggermente esotico mi viene corretto prima che riesca premere invio. È sorprendentemente diffusa come cosa, ed è fonte continua di frustrazioni.

Dici — e per quei casi in cui il correttore automatico serve, invece? Fate come Google: correggete la parola o la frase nella pagina dei risultati, non prima.

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Interfacce con carta e penna

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Interfacce con carta e penna

L’altro giorno il team che si occupa del design di Airbnb ha pubblicato un articolo su un tool sviluppato internamente che trasforma i wireframes in interfacce fatte e finite. Utilizzando la style guide interna, il tool è in grado di riconosce le forme che il designer ha disegnato su carta, e di associarle a uno dei componenti esistenti.

Nel video d’apertura un simile esperimento, di un tool che funziona uguale, ma che risale a vent’anni fa.

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Storia personale di Twitter

Mike Monteiro racconta la sua relazione con Twitter — un posto inizialmente dove stringere amicizie e incontrare sconosciuti, diventato poi sempre più difficile da gestire e ostile verso i propri utenti:

At some point in 2006, or possibly late 2005, Noah Glass walked into our office all excited about something. That in itself isn’t news because Noah was always excited about something. Dude had an energy. Noah worked across the hall from us on the sixth floor of a old broke-ass building in South Park. He came over all the time. He was friendly like that. Here’s why we’re talking about this particular visit: Noah was excited to tell us about a new thing he was working on. “You can use it to send group SMS.”

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‘Sto premendo spazio e non sta succedendo nulla’

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‘Sto premendo spazio e non sta succedendo nulla’

Potrei cantare la stessa canzone, ma sul tasto Caps Lock. A volte anche altri tasti sembra siano prossimi ad incepparsi, ma con un po’ d’insistenza riprendono a funzionare. Anche il mio MacBook Pro ha poco meno di un anno.

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Alcuni consigli su come gestire il ‘notch’

Max Rudberg propone diversi accorgimenti per gestirlo al meglio, e farsene una ragione. Perché, del resto, Apple non vuole che lo si nasconda:

Apple writes in the HIG: “Don’t attempt to hide the device’s rounded corners, sensor housing, or indicator for accessing the Home screen by placing black bars at the top and bottom of the screen.

In the Designing for iPhone X video, posted by Apple after the X’s announcement, Mike Stern says: “Your app or game should always fill the display that it runs on. Placing black bars at the top or bottom of the screen makes your app feel small, cramped, and inconsistent with other apps on iPhone X”.

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detect.location

Un’applicazione può — ottenendo accesso alla libreria fotografica di un iPhone — indirettamente, analizzando la geolocalizzazione delle foto, venire a conoscenza degli spostamenti di un utente negli ultimi anni.

Lo ha mostrato Felix Krause con una semplicissima applicazione:

Does your iOS app have access to the user’s image library? Do you want to know your user’s movements over the last several years, including what cities they’ve visited, which iPhones they’ve owned and how they travel? Do you want all of that data in less a second? Then this project is for you!

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‘Ho chiesto a Tinder i miei dati — ho ricevuto 800 pagine dettagliate su di me’

Qualsiasi cittadino europeo può richiedere un resoconto dei dati che un servizio ha raccolto sul suo conto. Judith Duportail, del Guardian, l’ha fatto con Tinder:

Some 800 pages came back containing information such as my Facebook “likes”, my photos from Instagram (even after I deleted the associated account), my education, the age-rank of men I was interested in, how many times I connected, when and where every online conversation with every single one of my matches happened … the list goes on.

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Le manopolazioni di Booking.com

Roman Cheplyaka le elenca in un articolo — dal ‘qualcuno ha appena prenotato questa stanza’ alla super offerta, Booking manipola i visitatori generando un senso d’urgenza che spesso non esiste.

Interessante come esempio e lunga lista di cose da non fare se volete essere rispettati dai vostri utenti.

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Perché Uber è stato bloccato a Londra (l’applicazione non c’entra nulla)

In due diverse email, inviate a tre giorni di distanza l’una dall’altra, Uber mi ha chiesto di firmare una petizione contro la decisione della Tfl (Transport for London) di non rinnovargli la licenza — che scadrà a breve — che li autorizza ad operare a Londra nei prossimi 4 anni.

Lo dico da utente regolare (praticamente settimanalmente) di Uber: la decisione è giusta, e la lettera non gliela firmo. Uber offre un servizio comodo e utile, oltretutto a un prezzo vantaggioso, e da sempre riesce a sfruttare l’indignazione dei suoi fedeli utenti per giustificare a autorità di controllo varie i suoi comportamenti controversi e il suo totale disinteresse nel rispettare qualsiasi regola.

La decisione della Tfl non è dovuta, però, come Uber vorrebbe al solito far credere, a un fastidio verso il suo modello di business — a un astio nei confronti della startup innovativa che si ritrova a competere con il vecchio modo di fare le cose e i suoi ordini.

C’entrano invece due cose, come spiega London Reconnections. Nessuna di queste due è l’app o il servizio che Uber offre.

Uber — in quanto azienda di taxi privata — è obbligata a riportare di persona alla polizia, e rapidamente, qualsiasi crimine serio si verifichi durante uno dei suoi viaggi. In un report del 12 Aprile scorso la Metropolitan Police ha informato la Tfl che in più occasioni Uber ha gestito e risolto internamente crimini gravi (gravi, ovvero: un autista con pistola, e molestie sessuali), senza riportarli direttamente alla polizia che per questo ne è venuta a conoscenza con diversi mesi di ritardo. Nella lettera, si legge che:

The facts are that on the 30 January 2016 a female was sexually assaulted by an Uber driver. From what we can ascertain Uber have spoken to the driver who denied the offence. Uber have continued to employ the driver and have done nothing more. While Uber did not say they would contact the police the victim believed that they would inform the police on her behalf.

On the 10 May 2016 the same driver has committed a second more serious sexual assault against a different passenger Again Uber haven’t said to this victim they would contact the police, but she was, to use her words, ‘strongly under the impression’ that they would.

Di per sé, basterebbe a far cadere uno dei pilastri del marketing dell’azienda: che esista per offrire un servizio sicuro, con autisti privati che arrivano sotto casa e ti portano all’ingresso della destinazione.

Uber ha anche sviluppato un programma interno per evitare di venire controllata, Greyball. Non si sa bene in quali occasioni l’abbia usato, e non si sa bene in che modo, ma il programma essenzialmente permette di taggare certi utenti internamente così che questi vedano, invece della vera mappa, una mappa finta — brevemente: Greyball serve a rendere difficili i controlli random degli ispettori.

Nulla di tutto ciò ha a che fare con il servizio che Uber offre, ma al contrario con un modus operandi tipico di Uber — che come un bullo sfrutta l’indignazione degli affezionati utenti per fregarsene di qualsiasi regola. È la declinazione peggiore e più estrema del move fast e break things californiano. Come sottolinea London Reconnections, però, è difficile che questa tattica funzioni con Tfl:

TfL aren’t just a transport authority. They are arguably the largest transport authority in the world. Indeed legislatively speaking TfL aren’t really a transport authority at all (at least not in the way most of the world understands the term). TfL are constituted as a local authority. One with an operating budget of over £10bn a year. They also have a deep reserve of expertise – both legal and technical. […]

In almost every other jurisdiction they have operated in Uber have been able to turn their users into a political weapon. That weapon has then been turned on whatever political weak point exists within the legislature of the state or city they are attempting to enter, using populism to get regulations changed to meet Uber’s needs. The situation in London is unique, simply because there is only one weak point that can be exploited – that which exists between TfL and the Mayor.

L’unico risultato della decisione della Tfl sarà che finalmente Uber dovrà adeguarsi, nonostante il numero di firme e utenti indignati.

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Come ottimizzare un sito per iPhone X

Dal blog di WebKit, una guida su come evitare che il contenuto di una pagina web venga oscurato dal famigerato “notch”:

WebKit in iOS 11 includes a new CSS function, constant(), and a set of four pre-defined constants, safe-area-inset-left, safe-area-inset-right, safe-area-inset-top, and safe-area-inset-bottom. When combined, these allow style declarations to reference the current size of the safe area insets on each side.

Un po’ una cosa triste, che un sito vada ottimizzato per funzionare al meglio su un singolo device.

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Come pensare

Molte delle dispute odierne avvengono perché le persone coinvolte non stanno pensando: stanno reagendo, e basta.

Alan Jacobs ha scritto un libro su come pensare, bene:

  • the dangers of thinking against others
  • the need to find the best people to think with
  • the error of believing that we can think for ourselves
  • how thinking can be in conflict with belonging
  • the dangers of words that do our thinking for us

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Abbreviazioni per lettori frettolosi

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Abbreviazioni per lettori frettolosi

Di Tom Gauld.

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Cose che la Touch Bar sa fare bene

La uso pochissimo, e soprattutto con Sketch. TidBits segnala due cose per le quali però torna molto comoda:

  • Durante la lettura di un PDF con Anteprima — per sottolineare velocemente
  • Durante uno screenshot con Command-Shift-4 — permette di scegliere dove verrà salvato (volendo, nella clipboard)

Ne avete trovate altre?

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Facebook vuole sempre più attenzione

Brad Frost:

But lately I’ve noticed the platform feeling increasingly grabby, to the point where they’ve broken the fourth wall with me and now the whole experience is no longer enjoyable. They’ve gotten so brazen in their tactics to keep users engaged (ENGAGED!) I think it’s no longer possible to be a casual Facebook user. […]

This is what happens when the metric of how much time users spend using your thing supersedes the goal of providing legitimate value to your users. The tricks, hooks, and tactics Facebook uses to keep people coming back have gotten more aggressive and explicit. And I feel that takes away from the actual value the platform provides.

Anch’io registro un numero sempre più consistente di notifiche fuffa, del tipo guarda cosa stavi facendo un anno fa, celebra due anni d’amicizia, questo tuo amico ha appena postato una foto, sono tre giorni che non fai x, etc.

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Ci abitueremo a venire osservati dallo smartphone?

Maciej Ceglowski, su Hacker News, si preoccupa di una conseguenza che Face ID potrebbe avere sulla privacy: di come possa venire normalizzata l’idea che un telefono scansioni il nostro volto ogni secondo durante l’uso.

Esattamente come nessuno di noi si pone più il problema di un telefono che in ogni istante sa dove ci troviamo, forse un giorno non ci preoccuperà più un telefono che costantemente ci osserva. Apple è molto attenta alla privacy dei suoi utenti, ma altre aziende — il cui modello di business è basato sulla pubblicità — potrebbero essere spinte a sfruttare il sensore per avere un resoconto ancora più dettagliato delle nostre reazioni e comportamenti:

When you combine this with business models that rely not just on advertising, but on promises to investors around novelty in advertising, and machine learning that has proven extremely effective at provoking user engagement, what you end up with is a mobile sensor that can read second-by-second facial expressions and adjust what is being shown in real time with great sophistication. All that’s required is for a company to close the loop between facial sensor and server.

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Nuovi lavori

Compared with those ancestors, humans today are a massive useless class. What sort of job is “editor of an explanatory journalism web site” next to “farmer”? Would our ancestors value the work of psychologists or customer service representatives or wedding planners or computer coders? Ezra Klein

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In quali Paesi europei hanno senso le macchine elettriche?

Dipende principalmente da come un Paese produce la sua energia; e insomma non hanno senso in Italia, purtroppo, ma nemmeno in Germania, nei Paesi Bassi o nel Regno Unito — questi tre raccolgono il 60% dei veicoli elettrici in circolazione nell’EU.

La mappa di Damien Linhart dà un’idea generale dei Paesi per i quali un’adozione rapida avrebbe senso, e di quelli che prima dovrebbero focalizzarsi sullo sviluppo di energie rinnovabili.

Esclusa Islanda, Norvegia, Francia, Slovacchia e Ungheria, la motivazione ecologica per l’incentivo all’adozione dell’elettrico non sussiste. O meglio: non sussiste l’urgenza. Sarebbe meglio se gli incentivi andassero a supportare il trasporto pubblico, o ad agevolare altri modi di spostarsi in città.

Per bilanciare i dati di Damien — l’Economist alcune settimane fa dichiarava la fine dei motori a scoppio:

Charging car batteries from central power stations is more efficient than burning fuel in separate engines. Existing electric cars reduce carbon emissions by 54% compared with petrol-powered ones, according to America’s National Resources Defence Council. That figure will rise as electric cars become more efficient and grid-generation becomes greener. Local air pollution will fall, too.

Se l’infrastruttura progredisce assieme all’adozione, insomma, siamo sulla buona strada. C’è poi una conseguenza secondaria: le macchine elettriche sono dei computer su ruote, molto meno complesse internamente e più facili da costruire e mantenere. Richiedono meno manodopera. L’Economist prevede cambiamenti enormi per l’intero settore:

Electrification has thrown the car industry into turmoil. Its best brands are founded on their engineering heritage—especially in Germany. Compared with existing vehicles, electric cars are much simpler and have fewer parts; they are more like computers on wheels. That means they need fewer people to assemble them and fewer subsidiary systems from specialist suppliers. Carworkers at factories that do not make electric cars are worried that they could be for the chop. With less to go wrong, the market for maintenance and spare parts will shrink. While today’s carmakers grapple with their costly legacy of old factories and swollen workforces, new entrants will be unencumbered. Premium brands may be able to stand out through styling and handling, but low-margin, mass-market carmakers will have to compete chiefly on cost.

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Claps

Dave Winer su Medium 3.0, la cui differenza principale è l’aver rimpiazzato il like con degli applausi — che uno può applicare infinitamente e ripetutamente allo stesso articolo. Gli (mi) sembrano un po’ agli sgoccioli:

We’re in the long tail of the demise of Medium. They’ll try this, and something else, and then another thing, each with a smaller probability of making a difference, until they turn it off. At that point, if that happens (disclaimer: I’m often wrong), it will be a disaster. A lot of important stuff was published on Medium over the years.

Winer suggerisce a Medium un’altra via, prima di gettare la spugna: smettere di essere una piattaforma chiusa (con obiettivo unico quello di monetizzare il contenuto degli scrittori che attraggono), e diventare un software aperto, una base, sulla quale altri possano costruire.

Come sottolinea Nick Heer, molte delle testate che Medium era riuscita a convincere a passare alla sua piattaforma, meno di un anno fa, se ne sono andate o hanno intenzione di farlo — perché i loro contenuti si perdono dentro Medium, dove tutto si somiglia:

Earlier this year, Film School Rejects and Pacific Standard moved away from the platform; this month, the Awl announced that they went back to WordPress with their old custom theme. The Ringer and Backchannel also left Medium. Once again, I can tell those sites apart from each other.

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Non ne hai avuto abbastanza?

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