I vantaggi di RAW

Halide è un’applicazione che rimpiazza la fotocamera di default dell’iPhone, introducendo funzionalità aggiuntive e avanzate, riuscendo a renderle usabili e semplici anche ad utenti non esperti di fotografia (come il sottoscritto).

Nell’ultimo aggiornamento, che la rende compatibile con iPhone X, gli sviluppatori di Halide hanno aggiunto il supporto a RAW, un formato che cattura e conserva un numero superiori di informazioni per ogni fotografia e permette, di conseguenza, più libertà durante la fase di editing di uno scatto:

Processing RAW files is a lot of work, so that’s why Apple saves the processed file as a JPEG or HEIC. These require much less space, and they’re much faster to load. However, they do this by throwing out information that your monitor doesn’t need, and details that your eyes can’t see.

When you shoot JPEG, you really need to get the photo perfect at the time you take it. With RAW and its extra data, you can easily fix mistakes, and you get a lot more room to experiment.

What kind of data? RAW files store more information about detail in the highlights (the bright parts) and the shadows (the dark parts) of an image. Since you often want to ‘recover’ a slightly over or under-exposed photo, this is immensely useful.


App: The Human Story


App: The Human Story

Un documentario sulle persone dietro alle applicazioni, e la cura e dedizione che ci mettono. Qui c’è il trailer, mentre nel video in apertura Neven Mrgan di Panic parla di skeumorfismo.


Cosa succederà all’industria automobilistica?

Bob Lutz, ex vicepresidente di General Motors, scrive che l’industria automobilistica così come la conosciamo finirà nel prossimi 15-20 anni. Non servirà che il pubblico accetti la transizione dall’inizio, basterà che lo facciano le grandi aziende — Uber, FedEx, UPS, etc.

Gli spostamenti avverano per mezzo di moduli standardizzati, i produttori di questi moduli (= le aziende automobilistiche che riusciranno ad adattarsi) perderanno importanza, profitti e potere rispetto ai gestori del servizio — gli Uber e Amazon del futuro:

The companies that can move downstream and get into value creation will do OK. But unless they develop superior technical capability, the manufacturers of the modules, the handset providers, if you will, will have their specifications set by the big transportation companies.

The fleets will say, “We want a module of a certain length, a certain weight and a certain range. They will prescribe the mileage and the acceleration and take bids.”


Il web è diventato d’intralcio a Google e Facebook?

The Next Web:

Internet Service Providers (ISPs) are probably soon going to dictate what traffic can or cannot arrive at people’s end devices. GOOG-FB-AMZN traffic would be the most common, due to their popularity among internet users. Because of this market demand, ISPs will likely provide cheap plans with access to GOOG-FB-AMZN, while offering more expensive plans with full internet access — and it’s already a reality in countries like Portugal.

This would expand even more the dominance the three tech giants already enjoy. There would be no more economical incentive for smaller businesses to have independent websites, and a gradual migration towards Facebook Pages would make more sense. Smaller e-commerce sites would be bought by AMZN or go bankrupt. Because most internet users couldn’t open all the sites, GOOG would have little incentive to be a mere bridge between people and sites. […]

The common pattern among these three internet giants is to grow beyond browsers, creating new virtual contexts where data is created and shared. The Web may die like most other technologies do, simply by becoming less attractive than newer technologies. And like most obsolete technologies, they don’t suddenly disappear, neither do they disappear completely.


Le ‘dark kitchens’ di Deliveroo

Vicino alla stazione di East Dulwich c’è un capannone dal quale fuoriescono a qualsiasi orario del giorno e in maniera costante motorini di Deliveroo. Altra constatazione su Deliveroo: a East Dulwich consegnano certi ristoranti del centro che a East Dulwich non esistono.

Com’è possibile? Negli ultimi anni Deliveroo ha aperto diverse di quelle che il Guardian definisce ‘dark kitchens’ — 66 per la precisione. Si trovano in posti non particolarmente affascinanti, a volte dentro container, e permettono ai ristoranti di espandere il loro raggio di consegna senza dover aprire un vero e proprio locale:

Ten metal boxes of a similar size to a shipping container are on this site in Blackwall. They are fitted with industrial kitchen equipment, and two or three chefs and kitchen porters are at work in each, preparing food for restaurants including the Thai chain Busaba Eathai, the US-style MeatLiquor diners, the Franco Manca pizza parlours and Motu, an Indian food specialist set up by the family behind Mayfair’s Michelin-starred Gymkhana.


This is one of the biggest of 11 sites currently operated by Deliveroo that are home to 66 dark kitchens. Five sites use the metal structures, known as Rooboxes or Deliveroo Editions, while others are in adapted buildings. The majority are in London, but there are others in Leeds, Reading and Hove, tucked away in car parks or on industrial estates. All are close to residential and office areas filled with customers hungry for upmarket takeaways.

In altre parole: il cibo che ordinate dal posto ‘hip’ in centro può darsi provenga invece da un capannone.


Supporta Bicycle Mind — se ti piace, ovvio, eh — così: acquistando su Amazon (partendo da qua), abbonandoti alla membership o con una donazione. Leggi di più

Ostacoli alla privacy

Gli algoritmi per il riconoscimento facciale richiedono una potenza di calcolo che gli smartphone odierni, per quanto potenti, non hanno. Molti — Google, fra questi — caricano le foto online per poi analizzarle in remoto, con degli algoritmi di deep learning che girano su cloud.

Sul Machine Learning Journal, il team di “Computer Vision” di Apple racconta gli ostacoli che ha dovuto affrontare per riuscire a effettuare l’analisi delle facce sul dispositivo. iCloud cripta le foto in locale prima di caricarle sui suoi server; non è quindi possibile analizzarle altrove se non in locale:

We faced several challenges. The deep-learning models need to be shipped as part of the operating system, taking up valuable NAND storage space. They also need to be loaded into RAM and require significant computational time on the GPU and/or CPU. Unlike cloud-based services, whose resources can be dedicated solely to a vision problem, on-device computation must take place while sharing these system resources with other running applications. Finally, the computation must be efficient enough to process a large Photos library in a reasonably short amount of time, but without significant power usage or thermal increase.


Come disabilitare il correttore automatico sui campi di ricerca

Non ci vuole molto, e non è neppure una cosa nuova: basta aggiungere un paio di attributi all’HTML (autocorrect="off" autocapitalize="off" spellcheck="false"). Facebook (ad esempio) non lo fa per il suo box di ricerca principale; ogni volta che digito un nome leggermente esotico mi viene corretto prima che riesca premere invio. È sorprendentemente diffusa come cosa, ed è fonte continua di frustrazioni.

Dici — e per quei casi in cui il correttore automatico serve, invece? Fate come Google: correggete la parola o la frase nella pagina dei risultati, non prima.


Interfacce con carta e penna


Interfacce con carta e penna

L’altro giorno il team che si occupa del design di Airbnb ha pubblicato un articolo su un tool sviluppato internamente che trasforma i wireframes in interfacce fatte e finite. Utilizzando la style guide interna, il tool è in grado di riconosce le forme che il designer ha disegnato su carta, e di associarle a uno dei componenti esistenti.

Nel video d’apertura un simile esperimento, di un tool che funziona uguale, ma che risale a vent’anni fa.


Storia personale di Twitter

Mike Monteiro racconta la sua relazione con Twitter — un posto inizialmente dove stringere amicizie e incontrare sconosciuti, diventato poi sempre più difficile da gestire e ostile verso i propri utenti:

At some point in 2006, or possibly late 2005, Noah Glass walked into our office all excited about something. That in itself isn’t news because Noah was always excited about something. Dude had an energy. Noah worked across the hall from us on the sixth floor of a old broke-ass building in South Park. He came over all the time. He was friendly like that. Here’s why we’re talking about this particular visit: Noah was excited to tell us about a new thing he was working on. “You can use it to send group SMS.”


‘Sto premendo spazio e non sta succedendo nulla’


‘Sto premendo spazio e non sta succedendo nulla’

Potrei cantare la stessa canzone, ma sul tasto Caps Lock. A volte anche altri tasti sembra siano prossimi ad incepparsi, ma con un po’ d’insistenza riprendono a funzionare. Anche il mio MacBook Pro ha poco meno di un anno.


Alcuni consigli su come gestire il ‘notch’

Max Rudberg propone diversi accorgimenti per gestirlo al meglio, e farsene una ragione. Perché, del resto, Apple non vuole che lo si nasconda:

Apple writes in the HIG: “Don’t attempt to hide the device’s rounded corners, sensor housing, or indicator for accessing the Home screen by placing black bars at the top and bottom of the screen.

In the Designing for iPhone X video, posted by Apple after the X’s announcement, Mike Stern says: “Your app or game should always fill the display that it runs on. Placing black bars at the top or bottom of the screen makes your app feel small, cramped, and inconsistent with other apps on iPhone X”.



Un’applicazione può — ottenendo accesso alla libreria fotografica di un iPhone — indirettamente, analizzando la geolocalizzazione delle foto, venire a conoscenza degli spostamenti di un utente negli ultimi anni.

Lo ha mostrato Felix Krause con una semplicissima applicazione:

Does your iOS app have access to the user’s image library? Do you want to know your user’s movements over the last several years, including what cities they’ve visited, which iPhones they’ve owned and how they travel? Do you want all of that data in less a second? Then this project is for you!


‘Ho chiesto a Tinder i miei dati — ho ricevuto 800 pagine dettagliate su di me’

Qualsiasi cittadino europeo può richiedere un resoconto dei dati che un servizio ha raccolto sul suo conto. Judith Duportail, del Guardian, l’ha fatto con Tinder:

Some 800 pages came back containing information such as my Facebook “likes”, my photos from Instagram (even after I deleted the associated account), my education, the age-rank of men I was interested in, how many times I connected, when and where every online conversation with every single one of my matches happened … the list goes on.


Le manopolazioni di Booking.com

Roman Cheplyaka le elenca in un articolo — dal ‘qualcuno ha appena prenotato questa stanza’ alla super offerta, Booking manipola i visitatori generando un senso d’urgenza che spesso non esiste.

Interessante come esempio e lunga lista di cose da non fare se volete essere rispettati dai vostri utenti.


Perché Uber è stato bloccato a Londra (l’applicazione non c’entra nulla)

In due diverse email, inviate a tre giorni di distanza l’una dall’altra, Uber mi ha chiesto di firmare una petizione contro la decisione della Tfl (Transport for London) di non rinnovargli la licenza — che scadrà a breve — che li autorizza ad operare a Londra nei prossimi 4 anni.

Lo dico da utente regolare (praticamente settimanalmente) di Uber: la decisione è giusta, e la lettera non gliela firmo. Uber offre un servizio comodo e utile, oltretutto a un prezzo vantaggioso, e da sempre riesce a sfruttare l’indignazione dei suoi fedeli utenti per giustificare a autorità di controllo varie i suoi comportamenti controversi e il suo totale disinteresse nel rispettare qualsiasi regola.

La decisione della Tfl non è dovuta, però, come Uber vorrebbe al solito far credere, a un fastidio verso il suo modello di business — a un astio nei confronti della startup innovativa che si ritrova a competere con il vecchio modo di fare le cose e i suoi ordini.

C’entrano invece due cose, come spiega London Reconnections. Nessuna di queste due è l’app o il servizio che Uber offre.

Uber — in quanto azienda di taxi privata — è obbligata a riportare di persona alla polizia, e rapidamente, qualsiasi crimine serio si verifichi durante uno dei suoi viaggi. In un report del 12 Aprile scorso la Metropolitan Police ha informato la Tfl che in più occasioni Uber ha gestito e risolto internamente crimini gravi (gravi, ovvero: un autista con pistola, e molestie sessuali), senza riportarli direttamente alla polizia che per questo ne è venuta a conoscenza con diversi mesi di ritardo. Nella lettera, si legge che:

The facts are that on the 30 January 2016 a female was sexually assaulted by an Uber driver. From what we can ascertain Uber have spoken to the driver who denied the offence. Uber have continued to employ the driver and have done nothing more. While Uber did not say they would contact the police the victim believed that they would inform the police on her behalf.

On the 10 May 2016 the same driver has committed a second more serious sexual assault against a different passenger Again Uber haven’t said to this victim they would contact the police, but she was, to use her words, ‘strongly under the impression’ that they would.

Di per sé, basterebbe a far cadere uno dei pilastri del marketing dell’azienda: che esista per offrire un servizio sicuro, con autisti privati che arrivano sotto casa e ti portano all’ingresso della destinazione.

Uber ha anche sviluppato un programma interno per evitare di venire controllata, Greyball. Non si sa bene in quali occasioni l’abbia usato, e non si sa bene in che modo, ma il programma essenzialmente permette di taggare certi utenti internamente così che questi vedano, invece della vera mappa, una mappa finta — brevemente: Greyball serve a rendere difficili i controlli random degli ispettori.

Nulla di tutto ciò ha a che fare con il servizio che Uber offre, ma al contrario con un modus operandi tipico di Uber — che come un bullo sfrutta l’indignazione degli affezionati utenti per fregarsene di qualsiasi regola. È la declinazione peggiore e più estrema del move fast e break things californiano. Come sottolinea London Reconnections, però, è difficile che questa tattica funzioni con Tfl:

TfL aren’t just a transport authority. They are arguably the largest transport authority in the world. Indeed legislatively speaking TfL aren’t really a transport authority at all (at least not in the way most of the world understands the term). TfL are constituted as a local authority. One with an operating budget of over £10bn a year. They also have a deep reserve of expertise – both legal and technical. […]

In almost every other jurisdiction they have operated in Uber have been able to turn their users into a political weapon. That weapon has then been turned on whatever political weak point exists within the legislature of the state or city they are attempting to enter, using populism to get regulations changed to meet Uber’s needs. The situation in London is unique, simply because there is only one weak point that can be exploited – that which exists between TfL and the Mayor.

L’unico risultato della decisione della Tfl sarà che finalmente Uber dovrà adeguarsi, nonostante il numero di firme e utenti indignati.


Come ottimizzare un sito per iPhone X

Dal blog di WebKit, una guida su come evitare che il contenuto di una pagina web venga oscurato dal famigerato “notch”:

WebKit in iOS 11 includes a new CSS function, constant(), and a set of four pre-defined constants, safe-area-inset-left, safe-area-inset-right, safe-area-inset-top, and safe-area-inset-bottom. When combined, these allow style declarations to reference the current size of the safe area insets on each side.

Un po’ una cosa triste, che un sito vada ottimizzato per funzionare al meglio su un singolo device.


Come pensare

Molte delle dispute odierne avvengono perché le persone coinvolte non stanno pensando: stanno reagendo, e basta.

Alan Jacobs ha scritto un libro su come pensare, bene:

  • the dangers of thinking against others
  • the need to find the best people to think with
  • the error of believing that we can think for ourselves
  • how thinking can be in conflict with belonging
  • the dangers of words that do our thinking for us


Abbreviazioni per lettori frettolosi


Abbreviazioni per lettori frettolosi

Di Tom Gauld.


Cose che la Touch Bar sa fare bene

La uso pochissimo, e soprattutto con Sketch. TidBits segnala due cose per le quali però torna molto comoda:

  • Durante la lettura di un PDF con Anteprima — per sottolineare velocemente
  • Durante uno screenshot con Command-Shift-4 — permette di scegliere dove verrà salvato (volendo, nella clipboard)

Ne avete trovate altre?


Facebook vuole sempre più attenzione

Brad Frost:

But lately I’ve noticed the platform feeling increasingly grabby, to the point where they’ve broken the fourth wall with me and now the whole experience is no longer enjoyable. They’ve gotten so brazen in their tactics to keep users engaged (ENGAGED!) I think it’s no longer possible to be a casual Facebook user. […]

This is what happens when the metric of how much time users spend using your thing supersedes the goal of providing legitimate value to your users. The tricks, hooks, and tactics Facebook uses to keep people coming back have gotten more aggressive and explicit. And I feel that takes away from the actual value the platform provides.

Anch’io registro un numero sempre più consistente di notifiche fuffa, del tipo guarda cosa stavi facendo un anno fa, celebra due anni d’amicizia, questo tuo amico ha appena postato una foto, sono tre giorni che non fai x, etc.


Non ne hai avuto abbastanza?

Leggi altri post