AWAKEN

Video

AWAKEN

Un documentario sul rapporto dell’uomo con tecnologia e natura. Di Tom Lowe, prodotto da Terrence Malick.

PERMALINK COMMENTA

Android è a un vicolo cieco?

Secondo Thom Holwerda, che scrive su OSNews, nei prossimi anni Android subirà una trasformazione radicale volta a lasciarsi alle spalle alcuni dei problemi fondamentali che Google negli anni non è riuscita a risolvere, ma che porterà anche all’abbandono di Linux.

Da dove viene il sospetto? Molte risorse e diversi fra i principali sviluppatori di Google stanno lavorando su Fuchsia — un sistema operativo sperimentale, dice Google —, invece che su Android:

Android in its current form suffers from several key architectural problems – it’s not nearly as resource-efficient as, say, iOS, has consistent update problems, and despite hefty hardware, still suffers from the occasional performance problems, among other things – that Google clearly hasn’t been able to solve. It feels like Android is in limbo, waiting for something, as if Google is working on something else that will eventually succeed Android.

Is that something Fuchsia? Is Project Treble part of the plan, to make it easier for Google to eventually replace Android’s Linux base with something else? If Android as it exists today was salvageable, why are some of the world’s greatest operating systems engineers employed by Google not working on Android, but on Fuchsia? If Fuchsia is just a research operating system, why did its developers recently add actual wallpapers to the repository? Why does every design choice for Fuchsia seem specifically designed for and targeted at solving Android’s core problems?

PERMALINK COMMENTA

Dati fra la polvere

Roomba, il robottino che pulisce la casa, oltre a raccogliere polvere raccoglie anche un bel po’ di dati interessanti sulla casa stessa — mappandola e facendosi un’idea di come sia organizzata grazie ai sensori laser che gli permettono di evitare gli ostacoli.

L’azienda che lo produce si è accorta che mentre la polvere non è redditizia, questi dati potrebbero tornare molto utili nello sviluppo di dispositivi ‘smart’ per la casa — e sta pensando di venderli a terzi:

That data is of the spatial variety: the dimensions of a room as well as distances between sofas, tables, lamps and other home furnishings. To a tech industry eager to push “smart” homes controlled by a variety of Internet-enabled devices, that space is the next frontier. […]

With regularly updated maps, Hoffman said, sound systems could match home acoustics, air conditioners could schedule airflow by room and smart lighting could adjust according to the position of windows and time of day.

PERMALINK 2 COMMENTI

Mappe aumentate

Andrew Hart, sviluppatore su iOS, ha sperimentato con ARKit e CoreLocation; il risultato è un nuovo modo di spostarsi per la città, guardandola attraverso lo smartphone (se non altro un miglioramento, seppur relativo, del fissare una mappa sul telefono).

Nei suoi due esperimenti, Hart è riuscito a sovrapporre ai luoghi d’interesse il relativo nome, e a portare la classica striscia blu — che normalmente ci guida sulle mappe dentro gli schermi — nel mondo reale (si fa per dire).

PERMALINK COMMENTA

I wallpaper delle vecchie versioni di macOS — in alta risoluzione

Improvvisamente mi sembra di essere tornato indietro al PowerBook G4, a Tiger. Scaricate.

PERMALINK 1 COMMENTO

Supporta Bicycle Mind — se ti piace, ovvio, eh — così: acquistando su Amazon (partendo da qua), abbonandoti alla membership o con una donazione. Leggi di più

Come trovare un’idea per una startup

Da Hacker News:

  1. Pick an industry
  2. Ask someone in that industry what they use spreadsheets for
  3. Build something better

Mi ricorda un’analisi di Ben Evans. Sosteneva che la minaccia principale all’esistenza di Office — in particolare PowerPoint e Excel: due prodotti che vengono utilizzati per i compiti più disparati — non sia un Office migliore ma singole applicazioni che svolgano ciascuna i vari e molteplici compiti che negli anni aziende e persone hanno affidato (impropriamente) a PowerPoint e Excel.

Excel era inizialmente un sistema per analizzare dati numerici, ma col tempo è diventato un software adottato universalmente da aziende di ogni tipo per immagazzinare qualsiasi tipo di dato dentro tabelle. Un database alla portata di tutti. Non c’è bisogno di un Excel migliore perché la maggior parte degli utenti non ha bisogno di Excel; usa Excel perché è uno strumento adattabile, con il quale organizzare facilmente una mole di dati.

Scrive Joel Spolsky, uno dei fondatori di Trello:

Most people just used Excel to make lists. Suddenly we understood why Lotus Improv, which was this fancy futuristic spreadsheet that was going to make Excel obsolete, had failed completely: because it was great at calculations, but terrible at creating tables, and everyone was using Excel for tables, not calculations.

PowerPoint gets killed by things that aren’t presentations at all“, concludeva Evans. Lo stesso vale per Excel. Entrambi verranno rimpiazzati da centinaia di applicazioni; non da un foglio di calcolo migliore, né da un altro software per creare presentazioni.

PERMALINK COMMENTA

Il mio sito ha bisogno di HTTPS?

La risposta è sì, anche se non contiene dati confidenziali, non raccoglie password, non ha form, o è uno stupido sito con nulla d’interessante dentro. I browser si stanno già attrezzando per screditare i siti senza HTTPS — presto Chrome mostrerà un alert ai visitatori avvisandoli che il sito non è sicuro, e lo farà per ciascun form. Anche per quei form che servono ad iscriversi a una semplice newsletter.

Una fra le molte ragioni a favore dell’HTTPS è che preserva l’integrità di un sito. Avete mai notato come da WiFi pubblici — aeroporti, hotel, etc. — certe pagine web appaiano modificate con pubblicità aggiuntive? Questo perché inseriscono script, contenuti, iframe. Volete che terze entità modifichino a vostra insaputa il layout e il contenuto del vostro sito? Volete che un visitatore pensi che quell’odiosa pubblicità sia stata messa lì da voi?

No, appunto — e con HTTPS non possono farlo.

PERMALINK COMMENTA

L’inaccettabile digital divide dei siti web

Technology Review ricorda che non tutti hanno connessioni iper veloci e dati illimitati:

Ma’Niyah has a special-education plan for math; to help her, she’s been assigned problems to do online through Khan Academy. But her mother says she cannot afford broadband from Time Warner Cable, which would begin at around $50 a month, even for an entry-level offering, plus modem and taxes (and the price would rise significantly after the 12-month teaser rate expired). The family has a smartphone, but it’s harder for Ma’Niyah to use the small screen, and Marcella watches her data caps closely; just a few hours of Khan Academy videos would blow past monthly limits. Fast Internet access is available in a library a few blocks away, but “it’s so bad down here that it’s not really safe to walk outside,” Marcella Larry says. […]

A survey by Pew Research shows that fully one-third of American adults do not subscribe to any Internet access faster than dial-up at their home.

La questione sembra venire ignorata presso gli sviluppatori web che conosco, abituati a disegnare su schermi retina e a testare il loro lavoro da connessioni su fibra ottica. La performance di un’app o un sito, per molti, viene dopo la convenienza dello sviluppatore.

La pubblicità è un problema non perché sia brutta da vedere o dia fastidio, ma perché sta rovinando una tecnologia (il web) attribuendogli difetti che in realtà sono dovuti a cattive pratiche. Questa situazione ci ha portato tecnologie e soluzioni completamente futili (per dirne due: Google AMP, Instant Articles) che mettono una pezza a un problema che ci siamo creati da soli. Bloccare la pubblicità — quelle istanze di pubblicità che rovinano il web — è giusto e direi anzi doveroso: si può fare di meglio, ed é giusto penalizzare chi ricorre a behavioural tracking e cattive pratiche senza un minimo ritegno per l’utente finale.

Un sito più veloce è conveniente anche per il business. WPO Stats è un buon sito che raccoglie statistiche e dati che lo dimostrano: se non siete ancora riusciti a convincere il vostro capo, indirizzatelo lì.

(via Ethan Marcotte)

PERMALINK COMMENTA

Muzzle

Applicazione

Muzzle

Un’app che attiva ‘Do Not Disturb’ in automatico durante videochiamate e screen sharing. Se vi è mai capitato di ricevere notifiche imbarazzanti o compromettenti, capite quanto sia necessaria.

PERMALINK COMMENTA

Elogio dell’hardware dell’iPhone

Tyler Cowen sottolinea come nel rendere l’iPhone rivoluzionario abbiano giocato un ruolo rilevante anche varie e diverse innovazioni fatte di atomi; dai materiali utilizzati, al touch screen — importanti tanto quanto le app e il software:

The iPhone is behind the scenes a triumph of mining science, with a wide variety of raw materials and about 34 billion kilograms (75 billion pounds) of mined rock as an input to date, as discussed by Brian Merchant in his new and excellent book “The One Device: The Secret History of the iPhone.” A single iPhone has behind it the production of 34 kilos of gold ore, with 20.5 grams (0.72 ounces) of cyanide used to extract the most valuable parts of the gold.

Especially impressive as a material is the smooth touch-screen, and the user’s ability to make things happen by sliding, swiping, zooming and pinching it — the “multitouch” function. That advance relied upon particular materials, as the screen is chemically strengthened, made scrape-resistant and embedded with sensitive sensors. Multitouch wasn’t new, but Apple understood how to build it into a highly useful product.

PERMALINK COMMENTA

L’iPad non rimpiazza il Mac, e va bene così

Joshua Topolsky sul nuovo iPad:

If you think you can replace you laptop with this setup: you cannot. Imagine a computer, but everything works worse than you expect. […]

But this doesn’t COME CLOSE to replacing your laptop, even for simple things you do, like email. AND one other thing. Apple’s keyboard cover is a fucking atrocity. A terrible piece of hardware. Awkward to use, poor as a cover. Okay in a pinch if you need something LIKE a keyboard.

John Gruber:

A MacBook is better in some ways; an iPad is better in others. For some of us, our personal preferences fall strongly in one direction or the other. “Imagine a computer, but everything works worse than you expect” is no more fair as criticism of the iPad than a statement like “Imagine an iPad but everything is more complicated and there’s always a jumble of dozens of overlapping windows cluttering the screen” would be as criticism of the Mac.

Secondo me hanno ragione entrambi. Per alcune persone un iPad è più che sufficiente; per quelle stesse persone un Mac risulterebbe troppo complicato e non necessario. Ne conosco diverse che hanno rimpiazzato il loro computer con un iPad perché non hanno necessità di un computer; gli basta controllare la posta, navigare in internet, guardare video — e per tutto il resto esistono applicazioni specifiche. E scrivendo ciò non è mia intenzione sminuire l’iPad: l’iPad può anche essere utilizzato per produrre qualcosa di serio, per lavorare — non solamente per un consumo passivo. Apple sta pian piano portando iOS a parità di funzioni e flessibilità con macOS, ma personalmente mi sento ancora dentro una gabbia quando lo uso: è come muoversi dentro percorsi predefiniti. Per uno smartphone la cosa mi sta bene, ma se dovessi rimpiazzare il mio computer con l’iPad mi sentirei ampiamente limitato nei miei movimenti digitali.

Ma credo che Topolsky sappia che per molte persone l’iPad è sufficiente, e non credo abbia scritto la sua recensione pensando a loro: penso piuttosto stesse pensando a quella schiera di blogger che da anni, da quando un iPad era effettivamente inferiore a un Mac, hanno sviluppato workflow convoluti, script arzigogolati, e processi di lavoro ridondanti — cose che su un Mac richiedono un click — per convincersi che l’iPad è il futuro.

iPad e Mac possono convivere. iOS pian piano inizia a somigliare a Mac OS. Nel frattempo, però, non pigliamoci in giro fingendo che siano flessibili in ugual modo.

PERMALINK 2 COMMENTI

Come si faceva il New York Times, nel 1942

Immagine

Come si faceva il New York Times, nel 1942

Un’affascinante galleria fotografica racconta come veniva messo assieme il New York Times nel 1942:

In September 1942, Office of War Information photographer Marjory Collins paid a visit to the offices of the New York Times, located at the iconic One Times Square and an annex on 43rd Street.

The Thursday, Sept. 10, 1942 issue was dominated by news of fighting in Europe and the Pacific, as well as rationing and cutbacks on the home front (along with recaps of a Yankees victory over the Browns and horse races at the Aqueduct Racetrack).

PERMALINK COMMENTA

Perchè Amazon ha acquistato Whole Foods?

Ben Thompson:

This is the key to understanding the purchase of Whole Foods: to the outside it may seem that Amazon is buying a retailer. The truth, though, is that Amazon is buying a customer — the first-and-best customer that will instantly bring its grocery efforts to scale. […]

In the long run, physical grocery stores will be only one of the Amazon Grocery Services’ customers: obviously a home delivery service will be another.

I suspect Amazon’s ambitions stretch further, though: Amazon Grocery Services will be well-placed to start supplying restaurants too, gaining Amazon access to another big cut of economic activity. It is the AWS model, which is to say it is the Amazon model, but like AWS, the key to profitability is having a first-and-best customer able to utilize the massive investment necessary to build the service out in the first place.

Ho provato Amazon Fresh un paio di volte, e la convenienza non batte l’incertezza. Un libro è un libro, il canale di provenienza del libro è secondario. Un pesce, del pollo, verdura, etc. invece variano mostruosamente da posto a posto — e nei miei due esperimenti con Amazon Fresh è stata un po’ una lotteria capire cosa fosse decente e cosa no.

Con l’acquisto di Whole Foods Amazon ha acquistato soprattutto — oltre all’infrastruttura, che nel tempo probabilmente espanderà per diventare più modulare, come da copione — dei consumatori che si fidano dei prodotti di Whole Foods. Questo se siete fra quelli a cui piace pagare £15 per due pomodori organici. Che io da Whole Foods ci sono entrato una volta, e ne sono uscito incazzato per la scritta organico che ancora un po’ avrebbero messo anche sulle piastrelle del pavimento.

PERMALINK 1 COMMENTO

Honest Shanghai

Shanghai ha lanciato un’app inquietante che assegna automaticamente un voto di comportamento ai cittadini, calcolato in base ai dati che ha aggregato, raccolti dal governo:

Here’s how the app works: You sign up using your national ID number. The app uses facial recognition software to locate troves of your personal data collected by the government, and 24 hours later, you’re given one of three “public credit” scores — very good, good, or bad.

Shao says Honest Shanghai draws on up to 3,000 items of information collected from nearly 100 government entities to determine an individual’s public credit score.

Una cosa simile è pericolosa, soprattutto se gli algoritmi che prendono queste decisioni restano opachi al cittadino.

PERMALINK 1 COMMENTO

Un giorno senza Javascript

Sonnie Sedge ha provato a navigare senza Javascript per una giornata intera, segnandosi le difficoltà incontrate in diversi luoghi della rete.

Mentre è normale e accettabile che web app complesse non funzionino con Javascript disabilitato (Google Maps), è giusto che siti di informazione (come la BBC, o Wikipedia) risultino accessibili anche senza, e che Javascript non ne comprometta la velocità di accesso:

I maintain that it’s perfectly possible to use the web without javascript, especially on those sites that are considerate to the diversity of devices and users out there. And if I want to browse the web without javascript, well fuck, that’s my choice as a user. This is the web, not the Javascript App Store, and we should be making sure that things work on even the most basic device.

PERMALINK COMMENTA

Fuck Facebook

Joe Cieplinksi:

The number of restaurants, bars, and other local establishments that, thanks to crappy web sites they can’t update, post their daily specials, hours, and important announcements only via Facebook is growing. That’s maddening. Want to know if we’re open this holiday weekend? Go to Facebook.

Go to hell.

John Gruber:

Treat Facebook as the private walled garden that it is. If you want something to be publicly accessible, post it to a real blog on any platform that embraces the real web, the open one.

Dave Winer:

It’s supporting their downgrading and killing the web. Your post sucks because it doesn’t contain links, styling, and you can’t enclose a podcast if you want. The more people post there, the more the web dies. I’m sorry no matter how good your idea is fuck you I won’t help you and Facebook kill the open web.

Facebook non è parte del web. È un’entità chiusa ostile al resto dell’ecosistema.

PERMALINK 2 COMMENTI

Le bizzarre emoji di Samsung

La rappresentazione di un’emoji varia da piattaforma a piattaforma — a volte cambiandone leggermente il significato e causando equivoci.

In genere, però, c’è una qualche somiglianza. Non nel caso di Samsung, che ha fatto delle emoji semplicemente assurde, a caso, e senza alcun apparente motivo.

PERMALINK COMMENTA

Nodi intercambiabili

Quelle volte in cui riesco a ignorare per giorni i social network, lo stream di notizie, twitter, blog, e a sparire brevemente da altri luoghi sociali della rete noto, come Kottke, che dell’assenza non frega nulla a nessuno:

Not a single person noticed that I had stopped using social media. (Not enough to tell me anyway.) Perhaps if it had been two weeks? For me, this reinforced that social media is actually not a good way to “stay connected with friends”. Social media aggregates interactions between loved ones so that you get industrialized communication rather than personal connection. No one really notices if a particular person goes missing because they’re just one interchangeable node in a network.

PERMALINK COMMENTA

Everything

Video

Everything

Il trailer di Everything, con narrazione di Alan Watts — Everything è un videogioco per PS4 senza un vero scopo, somiglia più a una simulazione che vi permette di assumere punti di vista diversi:

Playing Everything involves traveling through the Universe and seeing it from different points of view, it has elements of role playing games, sandbox & simulation. The systems connecting the game are designed to create moments of peace, beauty, sadness and joy — and allow the player to do whatever they want. Everything requires no player input — it will play automatically if left unattended.

(via @kottke)

PERMALINK COMMENTA

Una breve definizione del web

La propone Dieter Bohn:

  • Deve essere linkabile
  • Deve permettere l’accesso a qualsiasi client

Con enfasi sulla seconda:

Links aren’t the complicated part; it’s the part where your thing should allow any client to access it. For the web, that rule is pretty clear: whether you use Chrome or Safari or Edge or Opera or whatever, when you click a link or type in a URL, you get the page you wanted (more or less). Those pages are agnostic to the client. […]

When people talk about the “open web,” agnosticism to the client is really at the heart of it.

PERMALINK COMMENTA

Non ne hai avuto abbastanza?

Leggi altri post